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Dopo il tris calato sul terreno dell'Olimpico di Torino, si è messo in moto un gran frullatore di riflessioni. Di questa derelitta Juventus, una stortura nei confronti della storia del calcio, lasciamo parlare i colleghi di Torino. Non li invidiamo. Il Palermo, pur mostrando ancora qualche magagna difensiva specie sui palloni alti, sembra risorto. Ma è bene non procedere con analisi sperticate dopo un successo, seppur così netto.

Chi ha favorevolmente sorpreso è Mauricio Pinilla da Santiago del Cile. Rossi ha pescato il jolly dal mazzo che nessuno si aspettava. Segno evidente che il tecnico del Palermo punta molto sull'ex bomber del Grosseto. Pinilla ha recitato la parte del perfetto pivot: gioco spesso spalle alla porta per agevolare l'avanzamento dei compagni e spizzate di testa contro due clienti non facili come Bonucci e Chiellini. Ciò che non gli era richiesto sono le giocate calligrafiche che abbiamo negli occhi, quale il colpo di tacco a disorientare il povero Motta e i dribbling sguscianti a umiliare il legnoso Felipe Melo.

Il numero 51 è il prototipo del centravanti moderno: altezza, muscoli, velocità, tecnica. L'analogia con un altro pivot che infiammò il 'Barbera' è fisiologica. A 26 anni - gli stessi di Pinilla - Foschi prelevò dal Chievo un certo Amauri per ben 10 milioni di euro. Il brasiliano poi raggiunse l'apice della maturità con Guidolin fino a spiccare il volo verso la Juventus. Che gli si sciolse la cera delle ali di Pindaro è un'altra storia che poco ha a che spartire con i due campionati in Sicilia.

Qualcuno già sogna la stessa parabola per quel corazziere stracolmo di 'arabeschi' in tutto il corpo. Faccia da duro, fisico imponente, classe tutta sudamericana. Come Amauri. Ovvero l'attaccante che nelle ultime due stagioni è sempre mancato al Palermo, mandando in sofferenza una squadra che aveva sempre problemi ad aprire difese chiuse oltremisura. Amauri è costato 10 milioni, Pinilla circa la metà. Ma la differenza potenziale di valori sul campo non ci sembra così netta. Ben tornato pivot.