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Tanto prima o poi deve succedere. La legge dei grandi numeri prevede che ogni grande numero, in un modo o nell'altro, in un tempo vicino o in uno lontano, venga annullato. Il Palermo ha ottenuto solo un punto in sei trasferte e non ha mai segnato. Paradossale che si trovi al quinto posto in classifica, in virtù della vittoria che ormai ha affondato le sue radici nel campo del 'Barbera'. Le gita fuori porta sono state sempre contro avversari difficili, dal Milan alla Roma, dall'Udinese alla Juventus. E in fondo che male c'è se perdi su quei campi. Domenica, finalmente, comincia la discesa.

Il Parma, con tutto il rispetto, è quanto di più abbordabile possa esserci per sfatare quel maledetto tabù, quantomeno sulla carta. Una squadra onesta, che si è imbottita di gregari lesinando il talento, racchiuso nel gigantesco metro e 64 centimetri di Giovinco. Senza troppa crudeltà retorica, si può dire che, mettendo il bavaglio a lui, l'undici di Colomba perde la sua coperta di Linus. Certo, poi va fatta la tara alle motivazioni degli emiliani, che provengono da due sconfitte nelle ultime tre partite di campionato, tre su quattro se si considera l'inopinato capitombolo interno contro il Verona in Coppa Italia.

Come giustamente ricordano da più parti in viale del Fante, non può sempre andar male. Zamparini, orgogliosamente, ha tirato un calcio alla scaramanzia, 'promettendo' a Ghirardi, presidente del Parma, che per il suo Palermo al 'Tardini' sarà la volta buona. Mangia avrà fatto tutti gli scongiuri del caso, ma in settimana c'è stata una forza superiore: questa volta tutti ci credono, per davvero. L'ottimismo ha serpeggiato costante, e l'apertura delle porte ai tifosi per l'amichevole di ieri segue la stessa scia. Forse è giunto il momento buono, ricordando sempre che quand'anche dovesse andare male, per il Palermo continuerebbe ad andare tutto bene. Razionali follie di un campionato vissuto un giorno da Dr Jekyll e un altro da Mr Hyde.