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Con l’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus, la zona pura, specialmente sulle palle inattive,  era già diventata un argomento da salotto, tra addetti ai lavori e palati fini. Sarebbero riusciti ad adeguarsi, marcatori del calibro di Chiellini e Bonucci, alla nuova impostazione difensiva? L’avrebbero accettata? Perché il passaggio da Allegri a Sarri voleva dire anche questo, non solo pressing e dominio. Cambiava proprio l’orientamento: guardare la palla anziché l’uomo, occupare uno spazio a prescindere dagli avversari. La partita col Napoli e soprattutto il debutto in Champions al Wanda Metropolitano hanno portato alla luce questo dibattito. Non poteva andare diversamente, visto che dei 5 gol subiti finora dalla Juventus in partite ufficiali, 4 derivano da palle inattive. Qualcosa non va, e per ammissione dello stesso Sarri: “Dobbiamo lavorare per risolvere in fretta questa questione, ma se siamo passivi lo siamo sia a zona che a uomo”. Nessuna abiura, dunque, come era prevedibile. Anzi, Sarri rilancia: “La marcatura a uomo è pericolosa con tutte queste telecamere e l’uso del Var che ti fa rischiare un rigore contro ogni volta”. Un’argomentazione apparentemente perspicace, quest’ultima, ma che in realtà non regge, dato che lo stesso Sarri, disprezzando il solito “luogo comune”, sposava la zona già da prima dell’avvento dell’On Field Review.

Non ci resta allora che affrontare un po’ più da vicino l’eterna lotta fra ‘difesa a uomo’ e ‘difesa a zona’. 
 
SARRISMO SU CORNER: LA ZONA – Nella partita di mercoledì sera tra Atletico e Juve bastava fare attenzione ad ogni calcio d’ angolo. Si potevano ammirare gli opposti: da una parte Cholismo significava ‘a uomo’, dall’altra Sarrismo voleva dire ‘zona pura’. È stato non solo ma anche uno scontro fra filosofie difensive. Naturalmente abbiamo ancora tutti negli occhi la rete del 2-2 al 90’, il colpo di testa vincente di Herrera. Vediamo com’ è andata nel dettaglio.  



Ecco una difesa a zona su corner. La densità maggiore dei bianconeri si annida nell’area piccola ed è direttamente proporzionale allo spazio percepito e ritenuto a priori come più pericoloso. C’è un occupazione di terreno, non ci sono marcature. È per questo che in quella zona vanno a piazzarsi i principali saltatori di Sarri: in fila rispetto alla provenienza del pallone, sono CR7, Bonucci e De Ligt.  L’ordine dei tre resta identico, quando il calcio d’angolo viene battuto a destra o a sinistra. Poi ci sono le estremità della struttura, del blocco: Danilo e Bentancur sul primo palo, Alex Sandro sul secondo, mentre si spartisono il centro area Matuidi e Ramsey, più Dybala sul dischetto. Matuidi è nel cuore del castello, ad essere precisi. Ed è proprio tra lui, il gallese e Dybala che si apre uno spazio sospetto, al momento della battuta. Uno spazio ancora meno custodito perché Matuidi, tra Savic e Diego Costa, si schiaccia pure lui dentro l’area. Nel frattempo Herrera e Gimenez, il primo risucchiato, il secondo attratto dalla traiettoria del pallone, si preparano a staccare indisturbati proprio all’interno del triangolo composto da Dybala, Ramsey e Matuidi. Non proprio tre formidabili saltatori.   
 


Al momento dell’impatto, Bonucci non ha abbandonato l’area piccola, De Ligt sì, anche se dei due era il più lontano. Il capitano avrebbe dovuto salire a saltare per tempo, così da contrastare i due colpitori avversari? Nel primo tempo (scorri l’articolo fino alla settima e ottava immagine) lo aveva fatto, ma c’erano anche meno uomini del Cholo in area. Forse, più semplicemente, il posizionamento di Ramsey e Matuidi poteva essere migliore. Più stretti tra loro, più attenti dovevano essere. Lo stesso Dybala poteva partecipare un pochino di più, ostacolando almeno la rincorsa di Gimenez. Qualcuno poi potrebbe con malizia aggiungere che lì dove c’era l’argentino magari poteva esserci uno come Mandzukic, o per lo meno uno più utile in queste situazioni concitate. Un po’ come col Napoli..  



CHOLISMO SU CORNER: A UOMO! – Ecco invece il Cholismo su corner. Passiamo dalla frittata bianconera a los huevos dei giocatori dell’Atletico. Il machismo di Simeone non può che  tradursi in marcatura ‘a uomo’. Mani addosso, spintoni, richiami dell’arbitro e tanti saluti alla Var. Con una croce rossa sopra la testa sono indicati tre uomini disposti provvisoriamente ‘a zona’, uno sul corto, uno al limite dell’area e un altro a caccia del pallone. CR7 deve vedersela col migliore saltatore del Cholo, ossia Gimenez. 



TORNARE ‘A UOMO’? UN 'LUOGO COMUNE' – I gol tuttavia si prendono anche ‘a uomo’, se si è passivi o distratti o altro (non saprei proprio come definire il comportamento di Bonucci sempre lì, nella stessa porta, l’anno scorso. Ve lo ricordate?). Le variabili infatti sono infinite. Prendete il gol di testa di Duvan nell’ultimo Atalanta-Juventus. I bianconeri qui difendevano ‘a uomo’, c’era il totem Chiellini, c’era Mandzukic sul corto, eppure..



Emre Can perde Duvan e Duvan segna a un metro dalla porta senza nemmeno saltare, coi centrali bianconeri portati a spasso (è inevitabile ‘a uomo’) dai tagli degli altri saltatori atalantini. Un gol così con la zona di Sarri tendenzialmente non si prende, perché l’area piccola è fortemente presidiata. Insomma è un po’ tutto relativo, capite? Ecco perché Sarri parla di “luogo comune”.  



LE DEBOLEZZE DELLA ZONA – Nondimeno, e al di là di tutti i “luoghi comuni”, esistono delle debolezze strutturali anche quando si fa la zona. Non andrebbero taciute. È di queste che bisognerebbe anche o forse principalmente discutere.  Chi di voi si è accorto della libertà di cui godeva Joao Felix su un corner calciato dall’Atletico al ventitreesimo minuto?
 


Il problema dell’orientamento sul pallone sono le rincorse degli avversari, ma anche le possibili e imprevedibili spizzate dentro l’area, le palle sporche o le torri (vedi il gol di Savic). Cosa avremmo detto o scritto se qui la sfera anziché tornare a uscire fosse carambolata sui piedi del liberissimo giovane portoghese?



Infine i tiri dal limite o in seguito a una propria respinta o sugli schemi degli avversari. Facendo tanta densità vicino alla porta, portando tutti (o quasi) dentro l’area piccola, Sarri concede campo intorno ai sedici metri. Qualche gol il Chelsea l’aveva preso proprio così, indirettamente, sugli sviluppi di un corner. Mi torna in mente anche lo splendido schema disegnato da Ancelotti nel recente Juve-Napoli. Sulla palla di Callejon il tiro di prima intenzione di Insigne ce lo siamo scordati tutti perché il calcio è pazzo. Perché le sue variabili infinite ci colpiscono in faccia.