69
Sono passati 308 giorni da quando il fondo Elliott ha rilevato la proprietà del Milan, mettendo in atto una nuova - ennesima - rivoluzione in casa rossonera. Via Yonghong Li, Fassone e Mirabelli, dentro il fondo americano con i suoi uomini: Leonardo e Maldini. Eppure, gli strascichi della disastrosa gestione cinese hanno continuato - e continuano - a tormentare il Milan. Il mercato fallimentare dell'estate 2017, con oltre 200 milioni di euro spesi e pochi risultati ottenuti sul campo, pesa tantissimo sui bilanci di Via Aldo Rossi. Tanto che, in queste settimane, la Uefa sta analizzando con attenzione la situazione, pronta ad intervenire con una pesante sanzione dopo il deferimento dello scorso 10 aprile. 

Tra le pessime scelte del duo Fassone-Mirabelli, però, c'è anche quella relativa al settore giovanile. Con l'intento di smantellare il Milan che fu, eliminando quante più tracce possibili della gestione Berlusconi, il vivaio rossonero subì diverse trasformazioni che oggi - dopo la fresca e beffarda retrocessione in Primavera 2 - lo portano a leccarsi le ferite. Prima l'addio a Mauro Bianchessi, responsabile dello scouting: sue le intuizioni Locatelli e Donnarumma. Poi quello a Filippo Galli, responsabile del settore giovanile, valorizzato e rivelatosi preziosa fonte di talento. Dalla cantera rossonera, infatti, arrivano pezzi pregiati come il già citato Donnarumma, ma anche Calabria e Cutrone. La scelta di Mauro Beretta si è rivelata un fallimento: se è vero che il risultato non dev'essere il primo obiettivo di una squadra giovanile, il risultato ottenuto ieri dalla formazione di Giunti è comunque macchia troppo evidente per essere cancellata. 

Poche le attenuanti: una squadra molto giovane, imbastita di 2001 e 2002 sotto categoria; e una sfortuna nell'ultima gara contro la Fiorentina, abile a pareggiare al 90'. Il resto, va dimenticato. Ad iniziare dalla guida tecnica di Alessandro Lupi, esonerato a metà stagione, fino alla cessione dei pochi big in rosa: Campeol salutato ad agosto, Bellanova ceduto a gennaio (ma rimasto in rossonero per sei mesi), proprio mentre Moncada cercava la ricostruzione attraverso un mercato che ha pescato all'estero. 

Ed ora, il futuro è un'incognita. Servirà un nuovo responsabile del vivaio (si fa il nome di Angelo Carbone, ma non è da escludere una scalata di Paolo Maldini), un nuovo tecnico e un progetto serio. Ritrovare la Primavera 1 è fondamentale non tanto per i risultati, ma per l'immagine, la crescita e la credibilità di questo Milan. Ecco il paradosso di una squadra che vuole puntare - anche con i grandi - sui giovani, ma si ritrova a picco con la sua squadra Primavera, dove pesano ancora le scelte infelici del duo Fassone-Mirabelli...