Questione di testa. Leonardo Pavoletti, altrimenti noto come «Pavoloso», centravanti livornese del Cagliari, ha segnato 9 reti (su 11 totali) di testa, affermandosi come lo specialista nei cinque maggiori campionati europei. Nessuno come lui. Non in Italia, con Dzeko, Immobile e Inglese fermi a cinque (De Vrij, De Silvestri, Icardi e Simeone sono fermi a quattro); e non all’estero. Pavoletti ha tutte le carte in regola per entrare nell’élite dei grandi colpitoti di testa della storia del calcio italiano. Il primo specialista fu Ettore nato Hector Puricelli, non a caso detto «Testina d’Oro»: uruguaiano naturalizzato italiano, vinse lo scudetto col Bologna nel ’39 e nel ’41. L’azione era sempre la solita: cross di Biavati, l’uomo che inventò il «Doppio passo», e incornata vincente di Puricelli. Il soprannome - «Testina d’oro» - passò poi a Carletto Galli, centravanti di Milan e Roma negli anni ’50. Per Gianni Brera era un «esile giunco» micidiale in acrobazia. Nel decennio successivo va ricordato sicuramente John Charles, il gallese della Juve di Sivori e Boniperti: colpiva il pallone con una potenza inaudita, ma tanta era anche la precisione.

Gli anni 70 e 80 sono quelli di Roberto Bettega e Roberto Pruzzo. Bettega preferiva colpire in corsa, andando incontro al pallone, per scaraventarlo - con una torsione del collo - sull’angolo lontano della porta. Non c’è masi stato niente - né prima e neppure dopo - di più elegante. Il colpo di testa di Bettega («Cabeza Blanca» era uno dei suoi soprannomi) era la pennellata di un artista sulla partita. Pruzzo è stato probabilmente il più formidabile colpitore di testa da fermo. Aveva una precisione assoluta. Saltava in perpendicolare rispetto al terreno e la sua forza era rimanere sospeso per aria. La zuccata di Pruzzo era quasi sempre letale per i portieri.

A cavallo tra gli anni 80 e 90 il numero uno in Italia è stato Aldo Serena: si divincolava con astuzia, trovava sempre lo spiraglio giusto, conosceva a memoria i tempi di reazione del difensore avversario e lo fregava sul tempo. All’estero invece l’incornata più temibile era quella di Carlos Santillana, centravanti del Real Madrid. Non era alto, ma aveva un’elevazione spaventosa. E sapeva farsi rispettare. Negli anni 90 il colpitore più efficace a livello mondiale è stato il tedesco della Lazio Karl Heinz Riedle: non era dotato di una grande altezza, ma aveva tempi di inserimento pressoché perfetti. A proposito di tedeschi: fino a qualche anno fa anche Miro Klose, sempre con la Lazio, ha dato prova della sua abilità. Klose era straordinario soprattutto nello smarcarsi. Luca Toni, sfruttando la sua altezza, ha segnato spesso di testa, emergendo nelle mischie dove faceva valere anche la sua fisicità. Ottimi colpitori di testa sono stati anche Salas, Crespo, Trezeguet.

Scegliamo infine tre immagini, tre foto, tre gol ripescabili su Youtube, che rendono bene l’idea di cosa significhi segnare un gran gol di testa. La prima: ha fatto epoca il gol di testa segnato da Ezio Pascutti in un Bologna-Inter degli anni 60: in tuffo, a filo d’erba, coefficiente di difficoltà altissimo. La seconda: i tifosi milanisti ancora vanno in estasi ricordando il portentoso gol di testa dell’inglese Mark Hateley che il 28 ottobre 1984 saltò di testa nell’area dell’Inter tenendo a bada la marcatura di Collovati e arrampicandosi sulle nuvole e segna uno dei gol più belli nella storia del derby.  La terza immagine riguarda il gol di testa più celebre della storia del calcio: quello segnato da Pelè allo stadio Azteca di Città del Messico nella finale del Mondiale del 1970 tra Brasile e Italia. Sul cross da sinistra di Rivelino, O’Rei è marcato da Tarcisio Burgnich: i due saltano insieme, ma Burgnich è un uomo, e quindi salta fin dove lo porta la forza delle gambe, mentre Pelè è una divinità, e quindi si eleva in cielo e lì rimane per il tempo di un lunghissimo sospiro.