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Intervistato dal Corriere della Sera, il centrocampista della Roma, Lorenzo Pellegrini ha parlato del suo essere romano e romanista allontanando di fatto le voci di mercato attorno a lui e al suo futuro (Inter, Milan e Juve lo tengono d'occhio) date le difficoltà riscontrate nel firmare il rinnovo contrattuale con la Roma.

SCUDETTO - "C’è una cosa che mi dà fastidio: sentir dire che uno scudetto a Roma ne vale dieci da un’altra parte. Io non voglio vincere uno scudetto che ne vale dieci, io ne voglio vincerne dieci. Poi so benissimo che farlo o non farlo dipende da tante situazioni, tanti dettagli. Questa è la mia mentalità. Vorrei vincere anche quando gioco con mia figlia (che si chiama Camilla ed è nata il 15 agosto 2019; ndr)".

GIOCARE A ROMA - "Sacrificio restare a Roma? Come ha fatto De Rossi? A parte che ha conquistato un Mondiale, che poco non mi sembra… Daniele non ha vinto, ma ha sempre giocato per vincere. Non conosco persone più competitive di lui. Non ha fatto una scelta di comodo, ci ha provato perché qui aveva il cuore. Vincere a Roma, per un romano romanista, è un’emozione unica. Per un romano è normale sentire il peso: insieme alle tue vivi le tensioni di tanti amici e dei familiari tifosi. Però è anche un vantaggio: io vivo lo spogliatoio in maniera sentimentale e con questa maglia mi sento a casa. Sono romano al 100%. Criticano la città, però chi viene qui poi non vuole andare più via"

LO SFOGO SOCIAL - "Tutti i calciatori leggono le pagelle dei giornali e guardano i commenti sui social. Io sono un rosicone, come si dice a Roma, ma sono anche autocritico. Non me la prendo fino a quando non mi toccano la famiglia. Ho sbagliato a rispondere in quel modo, però questo non lo sopporto e non faccio sconti. Possono pensare di conoscermi come calciatore, ma non come uomo. Per me la famiglia è tutto. Sapere che mia moglie è parte attiva di tante iniziative benefiche della Roma, insieme alle mogli dei miei compagni di squadra, mi rende orgoglioso. Sono una bella squadra".
GIOVANI E SERIE A - "Questa storia è un luogo comune come gli scudetti a Roma. Io, a 24 anni, non sono più un giovane. Non lo sono da un po’. Lo ero in Primavera o al primo anno al Sassuolo. Si impara sbagliando e poi si riprova. È successo anche a me e a quei tempi ero scusato. Ora se sbaglio è colpa mia".

RUOLO - "Nel calcio di oggi corrono tutti e per il mio fisico e per la mia testa è importante giocare, il ruolo non importa. La differenza è la gestione degli spazi da mediano o trequartista, ma quello che devi fare è simile. E poi il mio ruolo naturale è la mezzala".

PALLOTTA E FRIEDKIN - "Con Pallotta avevo un bel rapporto ma fa piacere vedere la proprietà presente".