Pjaca o non Pjaca? Non piace. Ormai il talento croato classe ’95 è un caso a Firenze. In 13 presenze ha segnato solo un gol (che non era proprio un gol) e firmato un solo assist (che non era nemmeno un assist). Andatevi a rivedere Fiorentina-Spal, quinta giornata, e capirete cosa intendo. Pjaca ha giocato titolare 7 volte in campionato, ed è sempre stato sostituito. Col Torino è rimasto a sedere in panchina, il 27 ottobre, mentre è stato escluso dalla trasferta di Bologna, tre giornate fa, a causa di una lombalgia. Si è rivisto dunque contro Juventus e Sassuolo. Due gare che per motivi diversi avrebbero dovuto stimolarlo. Nel primo caso l’ex bianconero è entrato a partita in corso, si vedeva che voleva far bene: e benino, forse non bene, ha fatto, in 25 minuti, nonostante al suo ingresso le squadre fossero ancora sullo 0-1. A Reggio Emilia invece, promosso nuovamente titolare, la sua prestazione ha fatto arrabbiare. In primis Pioli, che lo ha tirato giù all’intervallo dopo un primo tempo incolore. In secondo luogo i tifosi, che ora si interrogano sul senso di un’operazione che aveva illuso e fatto sognare. Cerchiamo di capire, allora, cosa sta succedendo al talento di Zagabria.  
 
LA GOCCIA – Domenica al Mapei Stadium è stata certamente una goccia a far traboccare il vaso. “La qualità da sola non è sufficiente per fare prestazioni di livello”, disse una volta Pioli riferendosi a Pjaca, figuriamoci cosa può aver pensato il tecnico della Fiorentina mentre si consumava sotto i suoi occhi l’inserimento di Mehdi Bourabia, bellamente ignorato dal suo numero 10, nei minuti di recupero del primo tempo. 



ERRORI SUOI – Quella che potrebbe apparire come una scelta dettata da un’insofferenza improvvisa e in fin dei conti anche un po’ eccessiva da parte dell’allenatore viola, è in realtà una reazione quasi ineccepibile. Un giocatore con la tecnica di Pjaca non può sbagliare controlli come ad esempio questo qui sotto, mandando in fumo transizioni tanto promettenti. O per lo meno, potrebbe, se non avesse toccato soltanto 10 palloni nell’arco di un tempo, la metà dei quali persa per il campo. 
 


Fare un controllo giusto qui voleva dire andare a sfruttare un vantaggiosissimo 4 contro 3. 



ERRORI ALTRUI – Bisogna anche ricordare però che tanto in Sassuolo-Fiorentina, quanto nella gara con la Juve, Pjaca non sempre è stato servito bene. Di quei 10 palloni giocati a Reggio Emilia, in parte è responsabile lui, ma in parte lo sono anche i suoi compagni. Che poco lo hanno rifornito, e spesso anche male. A volte infatti un esterno può sentirsi troppo isolato o ignorato, e perdere così contatto con la partita, se chi ha il compito di servirlo gli fa arrivare dei palloni nei tempi e nei modi sbagliati. O nel caso di Biraghi, qui sotto in Fiorentina-Juventus, lo ignora completamente azzardando un tiro dalla distanza che non ha né capo né coda. Hai un esterno estroso nell’uno-contro-uno? Su un giro-palla del genere non puoi non servirlo. Anche se ha appena sbagliato (non era questo il caso), tu dagliela di nuovo. Deve poter puntare ripetutamente. 



E invece niente, col Sassuolo, l’unico cambio di gioco verso la sua zona, l’unica palla ricevuta spalle al fallo laterale, da prendere e puntare verso l’area (situazione ideale per uno con le sue caratteristiche), è stata questa. Un lancio di Veretout. E se l’attacco della Fiorentina stesse pagando il gioco troppo frenetico, poco palleggiato/ragionato? In sostanza, l’assenza di un regista vero?   



IL PARERE DI IACHINI – C’è poi una suggestione che, proprio in vista del derby Fiorentina-Empoli, si potrebbe riprendere sul caso Pjaca (e non solo). Iachini, intervistato tempo fa, diceva: “Io lo scorso anno ho adattato le ali (Berardi e Politano) a centravanti, ha funzionato. Solo Stefano (Pioli, ndr) però sa se loro due (Pjaca e Chiesa, ndr) possono rendere giocando centrali. A me sembrano giocatori che hanno bisogno di spazio”. Sotto, nel finale di Fiorentina-Juventus, Chiesa riceve centralmente, spalle alla porta, un lancio dalla difesa, quindi si gira verso la sua destra e apre per Pjaca. Una giocata semplice che mette nelle condizioni il compagno di puntare il proprio marcatore. L’esterno verrà fermato solo in extremis, triplicato, grazie a un salvataggio di Chiellini. Per Iachini è superflua la presenza di un centravanti come Simeone in questo caso, proprio come lo era quella di Babacar a Sassuolo. L’attacco viola acquisterebbe forse più imprevedibilità, ma Pioli dovrebbe allora passare al 3-5-2 (dubito). Il terzo uomo, nella visione di Iachini, non sta già là davanti, arriva da dietro a sorpresa, ed è o un laterale o una mezzala (Benassi o, tornato nel suo ruolo, Veretout).



PIACCIA O NON PIACCIA, NELLO SCHALKE.. – E’ chiaro che ogni allenatore la vede a suo modo, ha le sue idee, dunque non ha senso affidarsi a un teorico “come potrebbero giocare x ed y secondo x o y”. Inoltre la tesi di Iachini ci suona doppiamente bizzarra, nella misura in cui in Italia abbiamo osservato Pjaca per lo più da esterno. Ecco però come ha giocato in Germania, quand’era in prestito allo Schalke di Tedesco



Contro l’Hannover, il 21 gennaio 2018, Pjaca è andato a segno da seconda punta nel 3-5-2. Nell’immagine sopra si vedono le due punte, i quinti Okzipka e Schopf, mentre la mezzala sinistra Harit punta l’uomo palla al piede. Harit convergerà e servirà il taglio di Pjaca dietro la difesa avversaria. E’ questa l’azione del primo dei due gol che Pjaca segna in 259 minuti di Bundesliga. Anche lassù non ha giocato moltissimo: sette presenze, tre da titolare. Tedesco se non optava per il 3-5-2, aggiungeva una punta e toglieva una mezzala, mantenendo la difesa a tre (3-4-3). Ecco l’azione che porta al secondo gol di Pjaca, il 3 marzo, contro l’Herta Berlino. Si nota il tridente molto stretto, composto da Embolo, Di Santo e Pjaca. 



In entrambi i casi c’è una costante: l’ampiezza spetta ai laterali (quinti o quarti che siano). Pjaca, per questo, potrebbe essersi abituato a un gioco d’attacco molto più vicino alla porta. Il ritorno al ruolo di esterno puro nel 4-3-3 della Fiorentina, con tutti i compiti difensivi annessi e connessi, potrebbe forse piacergli un po’ meno, pur essendo ancora nelle sue corde. E se Iachini ci avesse preso anche stavolta?