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Anche oggi, si vince domani. Purtroppo il Pescara racimola l’ennesima sconfitta in serie A. La beffa ancora più grande è che la squadra di Oddo ha giocato 60 minuti di buon livello, non concedendo spazi alla Fiorentina che, solo con l’ingresso di Chiesa, è riuscita a ottenere i tre punti. Il tecnico dei biancazzurri, nel gran segreto di Poggio degli Ulivi, ha preparato con accuratezza l’importantissima gara contro i viola. La squadra ha recepito bene il messaggio e lo ha applicato al meglio. Nonostante questo, due disattenzioni gravi, su due conclusioni di Tello, hanno permesso ai toscani di acciuffare la vittoria a 32’’ dalla fine. Ancora una volta Bizzarri, arrivato per dare sicurezza, ha qualche colpa sui fendenti dell’ex Barcellona. L’estremo difensore di casa, soprattutto nella seconda marcatura, si lascia trafiggere da un tiro lento e dal movimento di Chiesa che lo manda fuori tempo. A fine partita Oddo, sconsolato, esce con le lacrime agli occhi e con le mani sul volto. Questa volta, non ha colpe l’allenatore biancazzurro. La partita contro i viola ha decretato, se ce ne fosse stato bisogno, l’ormai certa retrocessione. Allora una domanda bisogna porsela:” con quale criterio è stato fatto il mercato di riparazione?” Un quesito lecito al quale dobbiamo dare una risposta. Premettiamo che non siamo né figure tecniche, né uomini della società ma, più semplicemente, ci limitiamo ad analizzare i fatti in maniera chiara e obiettiva.
 
Il calcio, come la storia, non è fatto di se e di ma. Da qui alla fine del campionato qualcosa, però, dovremmo pur dirla. A gennaio il Pescara aveva iniziato con il botto la fase di mercato. Cessioni importanti e gli arrivi di Stendardo, Bovo, Cerri e Gilardino. Profili che avrebbero dovuto far cambiare rotta al Delfino che, invece, ha continuato a soffrire. Ad onor del vero, Bovo e Gilardino si sono fatti male (anche il discorso infortuni lo affronteremo più avanti) e solo l’attaccante è riuscito ad esordire. Ci si è resi subito conto che Memushaj e compagni non avrebbero centrato l’obiettivo nonostante gli innesti. Era chiara, limpida da subito la situazione, eppure Sebastiani e Leone hanno continuato a far finta di nulla. Nella passata stagione, che ha portato alla promozione in serie A il Pescara aveva attraversato un periodo difficile di nove risultati negativi consecutivi. Al culmine di questo periodaccio, l’allora direttore generale Giorgio Repetto, in una conferenza stampa, si è seduto al fianco di Oddo, ribadendo assoluta fiducia all’allenatore, assumendosi le responsabilità e chiedendo scusa per gli errori tecnici e di valutazione sulla squadra. Questo tipo di discorso, quest’anno, non è stato mai fatto. Né Leone, né Sebastiani hanno ammesso, se non negli ultimi giorni quando ormai il destino era scritto, di aver sbagliato su tutto.
 
Ad accendere ancora più gli animi, ci si è messo un duro, durissimo comunicato del tifo organizzato pescarese. Un attacco chiaro e preciso contro tutti i giocatori, contro Sebastiani, contro Leone e Oddo. Nessuno salvo. Una situazione tesissima, con i Rangers (nome del gruppo ultrà della curva Nord di Pescara) che chiedono di non far indossare più la maglia biancazzurra ai giocatori “mercenari” (etichettati così nel comunicato ufficiale) della rosa. Un’aggressione pesante a Leone, non ben visto dopo il passato con il Lanciano, a Sebastiani colpevole di essere presuntuoso e incapace e a Oddo definito, sempre dai Rangers, arrogante e snervante. Il clima non è buono in riva all’Adriatico e fino a fine campionato sarà una vera e propria agonia. Gli errori sono stati commessi ad inizio stagione sopravvalutando la rosa da parte di tutti. Il problema, però, è che giornalisti e tifosi possono permettersi di sbagliare mentre figure tecniche e dirigenziali, no. Bisognerà ripartire dalla serie B con un progetto serio che, sicuramente, non esiste e non rientra nelle idee del presidente. L’unica salvezza potrebbe essere il ritorno di Repetto, con la conferma di Oddo e un passo indietro di Sebastiani che deve limitarsi a sborsare soldi senza intervenire sulle scelte. Ma sarà difficile, anzi, difficilissimo