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Certi gol sono speciali perché raccontano il calcio. E uno di questi gol è stato segnato ieri sera da Gonzalo Higuain a Varsavia. Bisognerebbe mostrarlo a ripetizione non soltanto per la sua bellezza, ma per l’epos che ha espresso: quello del centravanti di una volta e della sua volontà di potenza. Qualcosa che appartiene alla stirpe dei Boninsegna, dei Batistuta, o del Bobo Vieri prima maniera. Non attaccanti qualsiasi, ma animali da battaglia pronti a lanciarsi nel fuoco, gente che fiuta la porta e se la va a prendere di prepotenza. Il gol come atto di forza.

A questa stirpe ha dimostrato di appartenere una volta per tutte Gonzalo Higuain. Sulla cui classe è già stato detto quasi tutto ciò che c’era da dire, e dunque parlandone si rischia d’essere ripetitivi. Che sia uno dei pochi giocatori di classe mondiale e nel pieno della maturità agonistica rimasti nel campionato italiano è risaputo. E dunque non è su questo che mi soffermo. Ciò che voglio sottolineare è il gol da centravanti di razza, vecchia maniera, messo segno ieri sera. Un gesto che lo consacra definitivamente fra i grandissimi che hanno fatto la storia del ruolo.

Basta riguardare l’azione per capire la differenza fra un gol qualsiasi e un gol da centravanti. Quando Higuain riceve palla di ritorno da El Kaddouri si ritrova solo e molto defilato sulla sinistra, al limite dell’area di rigore. In quel momento ha davanti a sé una muraglia avversaria: quattro difensori allineati e il portiere ben piazzato fra i pali. Un normale attaccante dei giorni nostri, uno di quelli che “fanno reparto da soli”, avrebbe temporeggiato aspettando che “salisse la squadra” per giocarsi l’azione contro la difesa piazzata. Invece per il centravanti vecchia maniera una situazione come quella in cui si è trovato Higuain è una prova di valentia. È in circostanze come questa che bisogna dimostrare la volontà di potenza. Di questa volontà Higuain ha fatto sfoggio fin dal primo passo. Che per come è stato compiuto trasmetteva chiaramente l’intenzione di tirare. Un’intenzione che è stata sempre più evidente dopo ogni mossa, per la manciata di secondi che è durata l’azione. Gonzalo si spostava in orizzontale, e man mano che procedeva la soluzione del tiro in porta pareva la meno credibile. Perché diventava sempre più prevedibile, e perché lo schieramento di difesa si faceva sempre più serrato, e perché il piazzamento del portiere era sempre più saldo. Come se tutto ciò potesse impedire l’affermarsi d’una volontà di potenza. È lo stesso discorso che si faceva a proposito della finta di Garrincha: era sempre quella, gli avversari la conoscevano a memoria, e un milione di volte si sono predisposti a pararla. Eppure quella finta era infallibile. Lo schema si è riproposto ieri sera: in una situazione talmente bloccata da prefigurare uno stallo, Gonzalo ha piazzato l’atto di forza. S’è trascinato addosso i difensori, ha ignorato i compagni che chiedevano lo scambio, e dal limite ha cannoneggiato verso l’unico angolo raggiungibile. Impossibile resistere a una così nitida volontà di potenza. E infatti il pallone è entrato, rimandando un rumore metallico da porta di Calcio a 5 che ha fatto sembrare tutto così facile.
Alzarsi davanti al teleschermo per applaudire è stato un atto dovuto. Questo è un centravanti, il resto è sottomarca.

@pippoevai