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Terza e ultima puntata della soap opera. Nel tardo pomeriggio di ieri è stato finalmente perfezionato il trasferimento dell’attaccante colombiano Jackson Martinez dal Porto all’Atletico Madrid. Un trasferimento dato per concluso già il 30 giugno, con tanto di comunicazione ufficiale inviata dal club portoghese all’autorità di Borsa nazionale (CMVM), ma poi rimasto in freezer per due settimane. In attesa di chissà cosa, e con segnali poco rassicuranti per il calciatore e per il suo agente Luiz Henrique Pompeo. Che giusto lunedì scorso, tredici giorni dopo l’annuncio ufficiale di un trasferimento non ancora concluso, sbrocca minacciando di rivelare cose compromettenti sul Porto qualora l’affare non vada a conclusione (LEGGI QUI). E sarà un caso, ma dopo quella sfuriata con avvertimento l’affare rimasto sospeso per due settimane va immediatamente a conclusione: lunedì 13 luglio Pompeo s’incazza, mercoledì 15 luglio Porto e Atletico Madrid mettono finalmente il punto finale alla trattativa (LEGGI). Come al solito, si tratta soltanto di coincidenze.

E a questo punto si potrebbe chiudere qui la storia, augurandosi che non ci siano ulteriori colpi di scena con tanto di teste di maiale spedite per posta prioritaria.

Ma in verità ci sarebbe un altro dettaglio di cui rendere conto, prima di mandare in archivio una delle più desolanti vicende di questa sessione di calciomercato: la cifra sulla quale è stato realizzato l’affare. Quasi tutte le fonti parlano di 35 milioni, cioè il valore della clausola rescissoria concordata dal Porto e dal calciatore colombiano. E si tratta della stessa cifra indicata dal Porto il 30 giugno, in quella comunicazione all’autorità di Borsa (CMVM) data in modo piuttosto frettoloso (LEGGI QUI). Ma rispetto a questa versione ufficiale e pressoché unanime, ne è arrivata un’altra dal quotidiano spagnolo AS. Che nell’edizione online di ieri, a firma F. J. Diaz, ha menzionato una cifra diversa: 36,75 milioni (LEGGI QUI), la somma dei 35 di clausola più il cinque per cento (1,75 milioni) a titolo di “diritti di formazione”. E in attesa che qualcuno, da Oporto o da Madrid, smentisca la versione di AS, bisogna fare due considerazioni su quel cinque per cento e sui relativi 1,75 milioni. 
La prima considerazione riguarda il “diritto di formazione”. A chi viene versato? Se al Porto, non si capisce a che titolo. Il club ha diritto ai 35 milioni di euro dati dal valore della clausola rescissoria, e tanto basta. Inoltre, il Porto non ha certo formato Jackson Martinez, giunto in Portogallo già maturo come calciatore nell’estate del 2012: cioè quando s’approssimava a compiere 26 anni. Forse il premio di formazione è destinato a qualcuno dei club in cui Jackson Martinez è cresciuto? Non è dato sapere, e spero che a questo interrogativo venga data risposta.

L’altra considerazione riguarda un’ulteriore coincidenza, l’ennesima. La cifra di 1,75 milioni, come detto, è il cinque per cento della clausola di rescissione fissata a 35 milioni. Ma il cinque per cento è anche la quota dei diritti economici di Jackson Martinez, ceduta nell’estate del 2014 dal Porto a Luiz Henrique Pompeo (LEGGI QUI). La notizia, anche in questo caso, è contenuta in una comunicazione ufficiale alla CMVM, nella quale si spiega che quella quota è stata riconosciuta a Pompeo “all’atto del rinnovo contrattuale” fra Porto e Jackson Martinez, e “come contropartita dei servizi prestati nelle trattative col giocatore”. Giustificazione perlomeno bizzarra, che ha il merito di far risaltare quale livello di promiscuità vi sia nel calcio di oggi fra club e agenti. Con gli agenti che si vedono premiati dai club “per i servizi prestati nelle trattative col giocatore”. Ma di quale servizio si parla? L’agente agisce al servizio del calciatore, non del club che invece nella trattativa è controparte. Ve l’immaginate una situazione in cui vi tocchi pagare l’avvocato di una vostra controparte per “i servizi che vi ha reso”? Ecco, il Porto ha fatto una cosa del genere riconoscendo a Pompeo il cinque per cento sulla futura vendita di Jackson Martinez. Ma purtroppo per l’agente di Jackson Martinez, in tempi di bando alle TPO, quel cinque per cento non poteva essere scalato dai 35 milioni della clausola rescissoria. Da qui le lungaggini, i nervosismi e le minacce di rivelare verità poco edificanti sul Porto. Fino a che la trattativa non si sblocca. Giusto quando viene riconosciuto un ulteriore cinque per cento, da non scalare dai 35 milioni della clausola rescissoria, e versato a titolo di “diritti di formazione”. Fine della storia, e vissero tutti felici e contenti. Soprattutto il signor Luiz Henrique Pompeo, che ha condotto una battaglia “per i princìpi e non per il denaro”. E adesso chissà se gli è passata la voglia di raccontare strane cose sul Porto.

Pippo Russo 
@pippoevai