“E come se avessi ordinato l’aragosta e ti avessero servito un baccala”. Un caro amico di fede juventina descrive così il suo stato d’animo di fronte all’ottavo scudetto consecutivo, un’impresa che non è riuscita a nessun club del calcio nobile e che pure non riesce a emozionare più di tanto. Forse perché arriva a Pasqua, circostanza di per sé anomala, frutto di un campionato mai nato che ha stabilito quasi subito le gerarchie senza lasciare spazio alla benché minima fantasia. Forse perché l’ossessione della Champions, sfociata nell’ingaggio di Ronaldo, ha cambiato le prospettive. Forse anche perché l’Ajax ha colpito un nervo scoperto del popolo juventino, quello della filosofia bonipertiana secondo cui conterebbe solo vincere. 

Il fatto che i lancieri olandesi abbiano travolto la Juve sul piano del gioco, risvegliando, anzi eccitando i sensi di Arrigo Sacchi e di tutti i suoi seguaci, ha fatto emergere il malcontento verso Allegri, accusato da una specie di maggioranza silenziosa, di non avere dato una fisionomia a una squadra piena di campioni ma spesso incapace di conquistare gli esteti. Sembra assurdo che possa essere discusso uno che ha vinto quello che ha vinto il tecnico livornese, ma le cose stanno esattamente così e se volete un mio pronostico, al di là delle parole ufficiali della società, credo proprio che l’epopea juventina di Max sia arrivata al capolinea.

La Fiorentina, travestita da Ajax, ha fatto girare la testa ai pluricampioni trovando il gol dopo appena 5 minuti con Milenkovic, pronto a ribattere in porta una respinta corta di Sczeszny. Vincenzino Montella aveva o di rinunciare a Muriel che, visto il primo tempo, avrebbe potuto devastare la Juve. Sei nitide palle gol costruite dalla Viola con Bonucci e Rugani in bambola di fronte alle velocissime ripartenze della Fiorentina. Chiesa, irresistibile come nelle migliori occasioni, ha colpito due pali, uno prima e uno dopo il pareggio di AlexSandro, realizzato con una girata di testa dopo l’angolo battuto da Pjanic.

Il famoso the dell’intervallo ha certamente giovato alla Juve che è rientrata in campo dando l’impressione di avere smaltito la sbornia. Ronaldo, fino a quel momento non pervenuto, ha premuto il piede sull’acceleratore provocando di fatto l’autogol di Pezzella. Montella si è messo l’anima in pace e ha cominciato a pensare alla Coppa Italia che in semifinale l’oppone all’Atalanta. Fuori Chiesa, che aveva costruito un’altra palla gol e dentro Muriel, con gli applausi convinti dei tifosi juventini che pregustano la cattura del figlio d’arte nel prossimo mercato. Champagne.

IL TABELLINO

Juventus-Fiorentina 2-1
Marcatori
: p.t. 6' Milenkovic (F), 37' Alex Sandro (J); s.t. Pezzella aut. (pro J)
Assist: p.t. 37' Pjanic (J)
Juventus (4-4-2): Szczesny; Cancelo, Bonucci, Rugani, Alex Sandro; Cuadrado (42' s.t. De Sciglio), Emre Can, Pjanic (20' s.t. Bentancur), Matuidi; Bernardeschi (29' s.t. Kean), Ronaldo. A disp. Pinsoglio, Del Favero, Barzagli, Spinazzola, Mavididi, Nicolussi Caviglia. All. Allegri
Fiorentina (4-4-2): Lafont; Milenkovic, Pezzella, Ceccherini, Hancko; Mirallas (35' s.t. Edimilson Fernandes), Dabo, Veretout, Benassi (28' s.t. Gerson); Chiesa (21' s.t. Muriel), Simeone. A disp. Brancolini, Ghidotti, Laurini, Biraghi, Norgaard, Gerson, Beloko, Edmilson Fernandes, Graiciar, Vlahovic, Muriel, Vitor Hugo. All. Montella
Arbitro: Pasqua di Tivoli
V.A.R.: Di Bello di Brindisi
Ammonito: s.t. 35' Gerson (F)