Fra i dieci candidati alla vittoria finale del PREMIO CALCIOMERCATO.COM, per la sezione giornalisti sportivi, c'è anche Emanuela Audisio, la signora del giornalismo sportivo italiano. La Audisio, inviata speciale del quotidiano la Repubblica e vincitrice del Premio 'Gianni Brera', ha seguito diverse edizioni delle Olimpiadi e dei Mondiali di calcio, ciclismo, boxe, basket e atletica. Definirla 'giornalista sportiva' è in ogni caso riduttivo, essendo la Audisio, oltre che una scrittrice (ricordiamo "Bambini infiniti"), una giornalista 'totale', occupandosi anche di cronaca, esteri e società.   
 
Ai microfoni di Calciomercato.com, la Audisio parla della crociata della Juventus di Andrea Agnelli su Calciopoli, della crisi del calcio italiano, della 'pigrizia' di Totti, e del "trasferimento di calcio mercato di sempre". 
 
Cosa pensa della guerra dichiarata dal presidente della Juventus Andrea Agnelli sullo scudetto 2006 e, in generale, su Calciopoli
"Parto dalla premessa che l'Italia è sempre il Paese delle battaglie posticipate. Non paragono il calcio ai grandi scandali italiani (Ustica, strage di Bologna, eccetera), però in Italia c'è sempre questa cosa che, per cercare delle verità o ripulire un nome, bisogna aspettare degli anni. Questa sfasatura fra le sofferenze e le decisioni (e parlo delle stragi) francamente è una cosa imbarazzante. In America, invece, fanno addirittura dei film 'in diretta', mentre l'evento sta succedendo, e penso a Il cacciatore e ad Apocalipse now, girati a guerra del Vietnam ancora in corso. Comunque capisco il risentimento di Agnelli che, visti gli esiti dell'indagine di Palazzi, vuole ripulire l'immagine della Juve. Le sue sono le stesse idee di Moggi, che dice 'Non solo solo io il diavolo, ma tutti bene o male facevano così'. Come tenutario della casa, Agnelli ci tiene a fare pulizia. Ma il suo mi sembra anche un non voler andare avanti, un guardare sempre al passato. Invece credo che il calcio italiano debba ripartire e guardare al futuro, più che al passato. L'attenzione e tutte le energie dovrebbero essere rivolte verso una ripartenza".
 
L'ad del Milan Adriano Galliani, parlando della crisi del calcio italiano, lo ha paragonato a una pizzeria, mentre una volta era un ristorante di lusso...
"Da ristorante di lusso a pizzeria? Una recente indagine a livello europeo dimostra che il nostro calcio non è malatissimo rispetto al calcio inglese, spagnolo o tedesco. Quello che incide di più, rispetto a questi paesi, sono gli ingaggi dei calciatori. Per gli ingaggi alti comunque farei dei distinguo. Faccio l'esempio di un grande attore di Hollywood: Robert Redford può prendere 10 milioni di euro a film, ma per girare una scena pericolosa ha l'aiuto della controfigura e se fa un errore, si ripete il ciak. Se Roberto Baggio invece sbaglia il rigore a Pasadena non si può tornare indietro. Un calciatore, un sportivo, ti dà un momento unico e irripetibile, non si può fare un altro ciak. Quindi, andando forse controcorrente, non sono contraria a dare un ingaggio alto a un giovane fuoriclasse. I contratti sbagliati, che vanno poi a pesare sui bilanci delle società, sono invece i contratti pluriennali fatti a campioni ultratrentenni. A 23 anni ti pago tanto, a 30 invece ci vuole un po' di duttilità. Il sistema calcio e, più in generale, il sistema salariale italiano, invece non hanno duttilità. Noi, poi, partiamo da un'anomalia: quasi nessuna società è proprietaria del suo stadio e dei suoi impianti di allenamento. All'estero i club hanno i debiti, ma anche le proprietà. In Italia non è così. Un'altra cosa che non va, ma sarei contenta di essere smentita, è la quotazione in borsa dei club. Capisco la Juve, ma solo da quest'anno in poi, con lo stadio di proprietà, ma Lazio e Roma, senza alcun valore immobiliare?".
 
In una sua recente intervista a Franco Baldini ha destato scalpore quel 'pigro' attribuito dal prossimo dg della Roma a Francesco Totti...
"In quell'intervista Baldini ha parlato di tutto, dicendo cose anche più pesanti sul mondo del calcio, ma tutti si sono soffermati su quella frase. Ma quel 'pigro' era un 'pigro' culturale, non si riferiva alla voglia di allenarsi o di correre di Totti. Baldini diceva che tanti si approfittano del nome di Totti, senza magari che lui lo sappia. E' un atteggiamento culturale, forse un po' romano: ho visto anche la sua dichiarazione quando gli hanno chiesto della nuova proprietà della Roma ("Gli americani? Mai visti. Non ho mai visto nessuno della nuova proprietà, spero solo che stiano lavorando nel verso giusto"). Ma informati, no? Leggi i giornali!".
 
In un suo articolo, "Il gol di sempre", lei ha descritto la meraviglia del gol in slalom di Maradona all'Inghilterra, Mondiali 1986, il gol più bello di tutti i tempi. Quale è stato il 'trasferimento di mercato di sempre'?
"Lo stesso Maradona dal Barcellona al Napoli non è stato male, sempre nel Mediteranneo, con Ferlaino che lo voleva a tutti i costi... Rimanendo in tempi più recenti, invece, direi il trasferimento di Christian Vieri dalla Lazio all'Inter, nel 1999, per la cifra record di oltre 90 miliardi di lire. Quello fu uno spartiacque. Si parlava del primo calciatore che giocava solo per sè. Eravamo abituati a dei leader che si prendevano carico delle loro squadre e ne diventavano l'emblema, portandole a vincere, da Platini a Maradona. Vieri è stato  il primo calciatore a sganciarsi dalle squadre, il primo del calcio inteso come fabbrica. Lui, e poi Ronaldo, Ibrahimovic e anche Cristiano Ronaldo, non sono mai diventati uomini squadra, come lo è un Iniesta ad esempio".