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Premi CM.com. Branchini: 'Fair-play finanziario? Una pagliacciata'

Premi CM.com. Branchini: 'Fair-play finanziario? Una pagliacciata'

  • Gianluca Minchiotti

Giovanni Branchini, candidato eccellente ai Premi Calciomercato.com per la sezione agenti di calciatori, è uno dei procuratori più conosciuti al grande pubblico, anche da parte dei lettori i cui interessi sportivi vanno al di là dei confini del calciomercato. Fra i decani del mercato, Branchini oggi cura gli interessi di alcuni fra i calciatori le cui vicende di mercato appassionano di più i tifosi, da Riccardo Montolivo ad Angelo Ogbonna, solo per citarne due. Ai microfoni di Calciomercato.com, Branchini parla del mestiere di procuratore, del mercato e della crisi del calcio italiano. 

 
Quale è stato il trasferimento più importante della sua carriera?
"Gli anni sono molti, più di venticinque, e i criteri sono molto personali. A dimostrazione, vedo che Mino Raiola è primo nella classifica del Premio Calciomercato.com, eppure in questa sessione di mercato non ha ancora fatto alcun trasferimento. Il nostro mondo ha un aspetto pubblico che è totalmente falso, sbagliato, che però riempie le pagine dei giornali e dei siti. Invece dietro c'è un mondo concreto e fatto di correttezza. Il nostro è un mestiere fatto di obblighi, lealtà, spirito di appartenenza. E' quasi impossibile quindi dire quale sia stato il trasferimento più importante. Verrebbe semplice parlare di affari grandi e clamorosi. A volte, invece, danno più soddisfazione trasferimenti che hanno caratteristiche particolari, che nascondono qualcosa di più profondo. Il trasferimento più importante posso dire quindi che è stato quello di David Suazo al Catania: sono stato contento di poter aiutare questo ragazzo in un momento di difficoltà". 
 
Come è cambiato il mercato in questi venticinque anni di carriera. Il passaggio epocale è stato la legge Bosman?
"Il passaggio più clamoroso non è stato la legge Bosman, ma quando qualche potente ha deciso che su dodici mesi ce ne dovessero essere tre dedicati al mercato. Tutti pensano che siamo noi agenti a volere un mercato così lungo, ma non è così. Quando il mercato durava quindici giorni d'estate e quindici a novembre, le squadre hanno sempre presentato undici giocatori in campo, senza problemi. Che il mercato ora vada avanti anche per un paio di settimane dopo l'inizio dei campionati, come avviene in alcuni Paesi, è assurdo. E oltretutto le norme Fifa non lo consentirebbero nemmeno. Se fosse per me, l'ideale sarebbe un mercato della durata di un mese in estate e di quindici giorni a gennaio. Oggi il mercato, ripeto, dura troppo, così come si giocano troppe gare. Si sta annacquando un prodotto, con la conseguenza che si creano rose enormi e anomale, che poi obbligano i giovani a stare in panchina o in tribuna. E nessuno se ne preoccupa, a cominciare dalla Fifa, che punta solo a far giocare il maggior numero di gare possibili".
 
Cosa pensa delle regole Uefa sul cosiddetto fair-play finanziario, che entreranno in vigore fra poco?
"Bisogna vedere se è una cosa seria o una pagliacciata. Per ora sembra più una pagliacciata. A oggi, per dire, non si sa nemmeno quali sarebbero le sanzioni per chi non rispettasse questo fair-play. E una legge che non prevede sanzioni per chi la trasgredisce che legge è?".
 
Adriano Galliani ha fotografato la crisi del calcio italiano con la metafora 'da ristorante di lusso a pizzeria'. La situazione è così delicata?
"Quello che ha detto Galliani è inoppugnabile. Bisogna iniziare col dire che sul calcio pesano i problemi del Paese, che non sta vivendo un periodo d'oro. Altri Paesi vedono l'ingresso di maggiori capitali stranieri, a differenza dell'Italia. Il problema stadi, poi, è un problema enorme. Sono stati commessi molti errori in passato, va detto, perché quando c'erano le possibilità economiche per investire sugli stadi, si è preferito dirottarle sugli atleti. Credo che ora sia il momento di cercare di mettere in azione la tipica fantasia italiana, quella che ci ha permesso in molte fasi della nostra storia, calcistica e non, di uscire da momenti difficili. Quella fantasia che fa stare in piedi le nostre piccole e medie imprese, quella fantasia, che, nel calcio, ci ha permesso di vedere, poche sere fa, una meravigliosa Udinese giocare a Londra contro l'Arsenal. Credo che sia il momento di investire di più sui nostri giovani, trovando all'interno del nostro sistema le risorse per ripartire".
 
In ogni caso arriviamo da un decennio nel quale abbiamo vinto un Mondiale con la Nazionale e tre Champions e due Mondiali per club grazie a Milan e Inter...
"Certo, nello sport si vince e si perde, e ci sono fasi e periodi diversi. Ora sembra essere il momento in cui alcune nazioni stanno lasciando il passo ad altre. La Spagna prima del 2008 non aveva vinto nulla, poi ha vinto tutto a livello di nazionale maggiore e a livello giovanile. La Germania, che pure è da sempre presente a grandi livelli, ha risorse ed esprime valori importanti, dopo aver compiuto un lavoro enorme sui giovani e sull'integrazione delle minoranze. Noi ora dobbiamo imparare dagli altri, sapendo che nello sport vince uno solo e ci sono momenti migliori e momenti peggiori, per tutti. Nella nostra Nazionale, comunque, vedo già gli elementi e i segnali per una rinascita".  
 

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