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Il presidente del Genoa, Enrico Preziosi ha dichiarato in un'intervista al Corriere dello Sport: "Da meridionale ho il culto della famiglia, guai a toccarmi i figli. Paola l’ha visto quello striscione. Sta nel calcio, suo marito Miguel Veloso gioca nel Genoa. In famiglia ci siamo vietati di parlarne. Sarebbe stato raddoppiare la ferita. Questa volta i beceri hanno superato il confine. Ma io sono un combattivo e non mi lascio umiliare. Si tratta di circa cinquecento elementi, tutti schedati, con cui non vogliamo avere niente a che fare. Ho denunciato tutto verbalmente al capo della Digos. Qualche azione legale la faccio con certi post allucinanti che devi stoppare. Come fanno certi striscioni a entrare negli stadi? Domanda che mi faccio da sempre. Di sicuro, le forze dell’ordine non possono entrare nella gradinata. Hanno provato nel ’94 e sono stati scacciati a calci nel sedere. Un rapporto numericamente impari. In Inghilterra c’era una volontà politica. Spero che Salvini prenda a cuore la situazione". 

"Ballardini non mi ha mai convinto. È un allenatore basico, può gestire situazioni complicate, ma se deve partire e fare gioco, fa fatica. In 14 anni è stato esonerato 13 volte, ci sarà un motivo. Per i compiacere i tifosi è rimasto in piedi nel derby per non sedersi da ospite sulla panchina della Sampdoria. Ha mandato baci alla gradinata Nord. Gesti e baci che diventano facilmente pugnalate appena le cose volgono al peggio. Si è fatto stordire dall’affetto dei tifosi. Anch’io una volta andavo sotto la gradinata a fare lo scemo. Ancora più pericoloso, da quando esistono i social. Bisogna mantenere un rapporto defilato, rispettare i ruoli. Ballardini mandava baci, non considerando che, se non arrivano i risultati, il bersaglio diventa la società. Il mio errore non è stato mandare via Ballardini, ma richiamare Juric. Avevo incontrato Prandelli e Nicola. Poi c’era anche Iachini, che però non poteva mai allenare il Genoa, avendo alle spalle la Sampdoria. Juric sembrava maturato, abbiamo deciso con Zarbano e Perinetti di dargli un’altra chance". 

"A Prandelli ho chiesto di calmare l’ambiente. Lui non sarà mai contestato. Deve solo rimettere a posto la squadra, con due o tre innesti che farò a gennaio, a centrocampo, a sinistra dove abbiamo perduto Laxalt e un portiere. Non chiedo mai a un allenatore di far giocare questo o quello. I buoni giovani si valorizzano da soli. Così era con Gasperini. Romero è del ’98, una personalità pazzesca. Diventerà uno dei migliori difensori al mondo. Ballardini lo mandava in Primavera. Kouamé, 21 anni, è fortissimo. Piatek è una certezza. Fare una grossa plusvalenza? Spero di sì. Il problema di Piatek non è quanto mi offriranno, ma i 3 milioni che mi chiederà lui d’ingaggio... Cassano si era messo a lustro per venire da noi, ma poi è entrato in un loop di scelte confuse, tipiche di un uomo nella parabola discendente. Quando stava bene, faceva la differenza. L’avrei preso, ma il passato sampdoriano non aiutava. Pilatescamente gli dissi di fare quattro chiacchiere con Juric, che non volle incontrarlo. La mia natura m’impedisce di lasciare le cose a metà. Se arrivasse l’acquirente giusto, non un avventuriero, perché no? Io più di così non riesco a fare e perché impedire ai tifosi di sognare?".