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Quanto durerà l’effetto Pirlo? A giudicare dalla partenza molto, perché è bastata una partita contro la non irresistibile Sampdoria per cancellare di colpo tutte, o quasi, le perplessità seguite alla sua sorprendente promozione sulla panchina della Juventus. Dalla forma per la sua eleganza nell’abbigliamento, alla sostanza per le sue scelte dei giocatori da mandare in campo e in panchina, Pirlo ha subito raccolto unanimi elogi. Il difficile, però, incomincia adesso, da domenica sera all’Olimpico contro la Roma, nella prima trasferta insidiosa del campionato. Come sempre saranno i risultati a orientare i giudizi, anche se l’esonero di Sarri ha dimostrato che i risultati non bastano.

Il primo compito degli allenatori di oggi, infatti, è la gestione di tanti, troppi, giocatori che spesso sono autentiche aziende guidate dai rispettivi procuratori. Il turnover, parola coniata più di trent’anni fa da Berlusconi che sognò per primo organici extralarge, diventa così un’esigenza non soltanto tecnica per alternare i giocatori tra un impegno e l’altro ma anche, e spesso soprattutto, una preziosa chiave per evitare i mugugni di chi va in panchina, o peggio in tribuna. In questo senso la possibilità di fare cinque sostituzioni, per la prima volta dall’inizio del campionato e non soltanto nel finale, come dopo il “lockdown”, aiuterà ancora di più gli allenatori, anche se non bisogna dimenticare che le grandi squadre vincono con una formazione-tipo, ferme restando le previste alternative. Da questo punto di vista, Pirlo non si può certo lamentare perché l’organico della Juventus gli offre quantità e qualità, anzi qualità nella quantità. E paradossalmente proprio questa è la trappola nella quale non deve cadere Pirlo, bravo fin che si vuole con le sue idee tattiche, ma senza l’esperienza di chi è abituato a scegliere e gestire i giocatori. Ecco perché dopo avere lanciato Frabotta, con la stessa personalità con cui poi ha risposto in campo il difensore cresciuto nella Under 23 bianconera, e dopo avere lanciato subito Mckennie, tenendo in panchina Arthur e Bentancur, Pirlo dovrà fare delle scelte per trovare la necessaria identità della squadra.
Arthur, infatti, non ha lasciato il Barcellona per fare la riserva e lo stesso discorso vale per Morata, il tanto atteso centravanti anche se quarta scelta, come ha giustamente scritto Stefano Agresti, visto che prima di lui la Juventus aveva cercato invano Milik, Dzeko e Suarez. E poi non bisogna dimenticare Dybala, assente per infortunio, ma destinato a essere un titolarissimo al fianco dell’inamovibile Cristiano Ronaldo. Con l’unica indiscutibile certezza che il primo gol della prima Juventus di Pirlo è stato firmato da Kulusevski. Come si vede, quantità e qualità in mezzo al campo e ancora di più davanti, con l’imbarazzo delle scelte per chiunque e a maggior motivo per chi è al debutto in panchina, perché non è semplice schierare contemporaneamente Kulusevski, Morata, Dyabala e Ronaldo. Prima ancora di pensare ai risultati, che nel bene e nel male si valuteranno alla fine della stagione, Pirlo dovrà quindi trovare i giusti equilibri in campo, perché è comodo dire che i campioni possono giocare insieme ma poi bisogna fare i conti con gli avversari. Proprio il suo grande passato ricorda a Pirlo che il Milan di Ancelotti con cui vinse due Champions, e la Nazionale di Lippi con cui diventò campione del mondo, avevano una formazione base ben definita, con i giusti equilibri a livello tattico in campo e a livello ambientale fuori. Eccola, quindi, la sfida più impegnativa che attende Pirlo. Perché è più difficile mettere insieme e accontentare tanti campioni che vincere lo scudetto con loro. E Sarri ne sa qualcosa.