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Da ieri, per ogni tifoso che non abbia il cuore blaugrana, sognare Lionel Messi è un po' più facile. Anche chi parteggia per un piccolo club di provincia probabilmente questa notte si sarà addormentato fantasticando di come sarebbe vedere la Pulce del Barcellona indossare i colori della propria squadra.

Ipotesi ovviamente destinata a rimanere tale perché se davvero dopo vent'anni il sei volte Pallone d'Oro deciderà di abbandonare la Catalogna non lo farà certo per accontentarsi di far felice qualche sostenitore del calcio pane&salame.

Eppure per i tifosi del Como, club dal grande passato oggi relegato nel semi-anonimato dei campionati minori, questo sogno sarebbe potuto essere realtà. Almeno stando a quello che anni fa ha raccontato Enrico Preziosi al Corriere della Sera. Prima di acquistare il Genoa, infatti, il Re dei Giocattoli fu a cavallo del cambio di millennio patron della società lariana. E fu proprio in quel periodo che il Joker ricevette un intrigante report dal Sudamerica: "Messi mi fu proposto da Favero, nostro osservatore in Argentina - ammise Preziosi in un'intervista del 12 novembre 2014 - Mi parlò di questo fenomeno di 14 anni che costava 50mila dollari. Non l’ho scartato, non me la sentii di scommettere quella cifra per un ragazzo giovane e un po’ gracile".
Una ricostruzione che andò solo in parte a smentire la leggenda che da già anni girava in riva al Lario secondo la quale Messi non fu ritenuto idoneo dai tecnici lombardi dopo aver sostenuto un provino con le giovanili comasche. In verità in Brianza il fenomeno di Rosario non ci arrivò neppure, poiché la pochezza del suo fisico lo condannò prima ancora di poter dimostrare chi fosse. 
In questa storia c'è tuttavia qualcosa che non torna. Secondo quanto riferito da Preziosi, Messi gli fu proposto quando aveva 14 anni, cioè nel 2001. Ma la futura Pulce all'epoca aveva già abbandonato l'Argentina, in piena crisi economica, approdando con tutta la famiglia in quella Barcellona che ancora oggi è casa sua.  

Aldilà delle incongruenze cronologiche se il resoconto fosse vero questa macchia non sarebbe l'unica presente nel curriculum da talent scout di Preziosi, che pure di talenti nel corso della sua carriera pallonara ne ha scovati e rilanciati più di uno. E' storia risaputa ed acclarata, infatti, che nel 2010 il Genoa, da sette anni ormai sotto il controllo dell'imprenditore irpino, fu ad un passo dal tesserare un giovanissimo centravanti polacco. Dopo averlo sottoposto alle visite mediche ed averlo invitato a Marassi ad assistere al derby con la Sampdoria, la dirigenza rossoblù decise che quel Robert Lewandowski non valeva i 4 milioni chiesti dal Lech Poznan.