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Perdendo a Lione (1-0), nell’ottavo di finale più facile dell’intera competizione, la Juve sta gettando solide basi per erigere il nulla cui sembra ineluttabilmente destinataGiocando così, o anche peggio, beccherà di sicuro anche contro l’Inter domenica sera, si farà scavalcare dalla Lazio e saluterà con largo anticipo lo scudetto. A quel punto le resterà la gara di ritorno di Coppa Italia contro il Milan (impegnandosi può buttare anche quella) e il 17 marzo avrà l’ultima occasione ancora con il Lione. L’avversario è ridicolo - per di più guidato da un allenatore come Rudi Garcia che in carriera non ha mai vinto niente, ma illuso tanto e soltanto - e tuttavia questa compagnia di simulatori, commedianti e perditempo, allo Stadium di Torino, magari ancora chiuso per coronavirus, arriveranno per fare le barricate e cercando la protezione di un arbitro complice come è stato lo svergognato spagnolo Gil Manzano, che ha negato un rigore e mezzo alla Juve (su Ronaldo e soprattutto su Dybala) e permesso ai francesi di picchiare senza farsi ammonire.

La Juve, però, non ha perso per questo. Ha perso perché è una squadra fatta di piccoli giocatori, esaltati solo da una cornice compiacente e complice, con un allenatore (Maurizio Sarri) ancora (o forse del tutto) inadeguato alla necessità del calcio europeo. Nonostante tutto sono (e resto) un sarriano convinto, ma non ammettere che questa Juve è la peggiore espressione del suo allenatore sarebbe da disonesti. Chi ha deciso di mandare in campo un calciatore del tutto spremuto come Cuadrado (ha giocato anche a Ferrara dove avrebbe dovuto riposare) e di preferire l’indecoroso Rabiot a Matuidi?

Fosse stato solo per questo, forse la Juve sarebbe stata ancora in grado di salvare la ghirba. Ma se aggiungiamo la non prestazione del sopravvalutato Bentancur (Paratici fa girare la barzelletta che lo vorrebbe il Barcellona), quella di Pjanic, ricordabile per un assist meraviglioso a Ekambi, con la collaborazione di superego Bonucci e quella di Alex Sandro, arriviamo alla conclusione che questa Juve è un colossale bluff, in grado - come scrivo spesso - di perdere da chiunque, perfino dalla settima squadra del campionato francese.

Sarri ha poco da biascicare nella sua smozzicata lingua toscana: se lui ha perso solo una volta dopo ventidue partite consecutive in Europa (tra Napoli, Chelsea e Juventus) gli è riuscito di farlo contro un avversario che mai aveva battuto la Juve. Anzi, nella storia, i bianconeri un gol al Lione lo avevano sempre segnato. Il Lione ha giocato una trentina minuti su novanta, ma gli è bastato perché prima, da calcio d’angolo, ha colpito una traversa con Ekambi (20’) e poi con Tousart (31’, assist di Aouar che è sembrato un fenomeno) ha trovato il gol dell’1-0. Nella seconda occasione la Juve era in dieci perchè De Ligt, in un’azione offensiva precedente, era stato calpestato sulla testa dall’incauto Alex Sandro, un terzino paragonabile ad una sciagura. Tuttavia non è stata questa la ragione dello svantaggio. Esso infatti è riconducibile a Bentancur che, sia nel caso della traversa, sia sul gol, si è fatto anticipare dal diretto concorrente. Può un giocatore tanto sonnolento essere uno dei punti di forza della squadra?

Secondo Sarri sì, visto che quando ha tolto Pjanic per inserire Ramsey (62’), gli ha affidato - secondo consuetudine - il ruolo di regista. L’uruguaiano freddo è andato un po’ meglio, ma ha fatto sempre poco. Come poco ha fatto Dybala, pericoloso solo negli ultimi venti minuti da esterno di destra, con Higuain (per Cuadrado) al centro e Ronaldo a sinistra. Dybala avrebbe fatto anche gol (ma era in fuorigioco), Higuain (servito proprio dal connazionale) l’ha sbagliato ciancicando sul pallone

Premesso che è mancato quasi tutto (l’atteggiamento di umiltà, il sacrificio, la velocità nel giro palla, le imbucate, i lanci, i passaggi filtranti), si è visto a sprazzi anche Ronaldo. Non indovina una punizione da due anni, si incarta sulla palla, sparisce (ieri è stato così) quando la partita sale di tono. E’ vero che tante volte risolve problemi, ma altre volte è uno qualsiasi. Non basta mettere qualche buon cross in mezzo o intestardirsi in tiri da posizione centrale. Il fuoriclasse è altro e decide le partite dure e sporche. L’1-0 è un pessimo risultato da rimontare, soprattutto contro una squadra che aspetta e riparte. Ma per la Juve è tutto pessimo perché un gol, contro chiunque, lo prende sempre. A quel punto servirebbe un 3-1, ovvero una mezza impresa. Come l’anno scorso con l’Atletico di Madrid. Lì entrò in scena l’epica, qui al massimo siamo all’avanspettacolo.


IL TABELLINO
Lione-Juventus
1-0

Marcatore: p.t. 31' Tousart (L).

Assist: p.t. 31' Aouar (L).

Lione (3-5-2): Lopes; Denayer, Marcelo, Fernando Marçal; Dubois (33' s.t. Tete), Tousart, Bruno Guimaraes, Aouar, Cornet (36' s.t. Andersen); Toko Ekambi (20' s.t. Terrier), Dembélé. A disp. Tatarusanu, Traoré, Mendes, Caqueret. All. Garcia.

Juventus (4-4-2): Szczesny; Danilo, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro; Cuadrado (25' s.t. Higuain), Bentancur, Pjanic (16' s.t. Ramsey), Rabiot (33' s.t. Bernardeschi); Dybala, Ronaldo. A disp. Buffon, De Sciglio, Matuidi, Rugani. All. Sarri.

Arbitro: Gil Manzano (Spagna)

Ammoniti: p.t. 27' Marcelo (L); s.t. 16' Cornet (L).