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    Ranieri, la storia di un mister qualunque che sta per diventare barone di Leicester

    Ranieri, la storia di un mister qualunque che sta per diventare barone di Leicester

    • Marco Bernardini
    Alla fine, sfinito e deluso, disse: "Per quel poco che ho vissuto a Londra, quando ho allenato il Chelsea, una cosa ho capito: due inglesi messi insieme fanno un popolo, cinquantasette milioni di italiani no. Per questo motivo se mi verrà nuovamente offerta l’opportunità di farlo tornerò in Inghilterra. Per lavorare, beninteso". Ecco fatto.

    L’estate, con gemme e profumi, stava inviando il messaggio del suo imminente arrivo. II bell’uomo, pantaloncini corti e t-shirt, procedeva lento sul molo dove la sua barca era stata calata in acqua dopo il lifting invernale. Claudio Ranieri, romano de Roma, sessantaquattro anni e da trentadue allenatore nel mondo del pallone, aveva sotto il braccio una cartellina con dentro il progetto del lungo itinerario marino che si preparava a compiere insieme con la sua famiglia. Sarebbero state vacanze divertenti i rilassanti a bordo di quella barca che era la sua grande passione. Ne aveva bisogno. Doveva dimenticare la sgradevole esperienza della quale ancora sentiva il gusto in bocca: feta, olive nere, yogurt acido, carne di maiale avvolta nella foglia, della vite, vino bianco resinato. Che sono anche tutte cose buone, per carità, ma non se fanno da contorno ad una vita professionale da incubo. E proprio da un incubo era appena uscito Ranieri quando, consensualmente, si era separato dalla Federazione Greca che, poco tempo prima, lo aveva nominato responsabile della nazionale ellenica. Un errore aver accettato quell’incarico. Mica il primo, comunque. 

    Vittima di se stesso e della sconfinata passione per il suo lavoro, il mister si portava dentro il ricordo di altre trappole nelle quali era finito dopo averle scambiate per il castello incantato dei sogni. Specialmente in Italia, il suo Paese, che lo avrebbe potuto eleggere profeta e che invece, puntualmente, lo respingeva. Luoghi importanti e blasonati,anche. Napoli, Firenze, la Milano nerazzurra, la Torino bianconera, la Roma romanista, la stessa nobilissima Parma. Tutta roba di lusso, insomma. Alla fine, sempre la stessa storia: persona deliziosa e perbene, un autentico signore, ma di fatto un "perdente". Si accomodi e scusi il disturbo. E lui se ne andava come era arrivato. Senza  far chiasso. Tanto vale diventare migrante, pensò. Migrante e benestante, comunque. La Spagna, allora. Valencia e Madrid, città bellissime e  ideali per lavorare. La vittoria a tutti costi non è richiesta. Non è una paranoia. Basta fare bene. Lui fa bene. E intanto arricchisce il suo bagaglio professionale e culturale. Che non gli basta mai come a tutte persone curiose e rispettose di se stesse. Oltremanica? Perché no! Si accasa al Chelsea e nella City si confonde con ciascun londinese per il suo stile autenticamente british. E lì resta fino a quando il nuovo presidente Abramovich, molto “nuovo russo” e quindi anche molto esagerato, non stabilisce che per la sua squadra è insufficiente un tipo che è soltanto un bravo e serio allenatore. Ci vuole il pifferaio magico. Arriva Mourinho, principe mediatico e sfacciato, e lui si fa da parte. 

    Svernare nel Principato, il cui sovrano aveva come nome di battesimo il suo stesso cognome, non è niente male. Ma poi anche lì arrivano gli invasori assatanati, questa volta emiri, e la sana normalità non va più di moda. O riesci a stupire con effetti speciali o sei nessuno. Così puoi anche accettare di finire ad Atene senza accorgerti che è una trappola.

    Torniamo sul molo dove avevamo lasciato Ranieri e la sua voglia matta di regatare  sulle acque del mondo. Quella barca non ha mai preso il largo. Era il primo di luglio quando il mister riceve una telefonata dal suo agente. “Claudio, se vuoi puoi tornare in Inghilterra. Ti vorrebbero al Leicester, una città a nordest di Londra. Avevano interpellato Prandelli, ma lui ha rifiutato. Non ritiene la squadra all’altezza…”. Un’altra sfida? Va bene. Alè, si parte. Il mare dovrà aspettare. Sette mesi dopo, ciò che accade lo sanno tutti. In partenza da una città dell’Inghilterra dove piove otto mesi all’anno quasi ogni giorno, sta viaggiando per il mondo del pallone l’incredibile storia del cavaliere silenzioso che presto potrebbe diventare Ranieri Primo, barone di Leicester.

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