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Un paio di settimane e un paio di Daspo dopo, la rivoluzione social portata avanti da Juan Jesus e dalla Roma tiene ancora banco. L’Indipendent, dall’Inghilterra, ha voluto approfondire la questione, dandone ampio spazio sulle sue pagine. Il difensore brasiliano, svelando alcuni nuovi retroscena, condivide una riflessione con Calciomercato.com, con al fianco il suo storico procuratore Roberto Calenda, che già in passato lo aiutò in situazioni simili. 
Nel frattempo “Pomatinho”, 36 enne di Civitavecchia col vizio della posta privata, si è visto comminare un’interdizione di 3 anni dagli stadi dalla Digos dopo esser stato riconosciuto colpevole, cui si somma un Daspo a vita dalle partite della Roma annunciato dalla stessa società già a poche ore di distanza dai fatti.
Nella testa di Juan, non nuovo a trovarsi sullo schermo del telefonino insulti legati al colore della pelle, a un certo punto è scattato qualcosa e ha deciso di pubblicare tutto sulla piazza virtuale, quella dove gli stolti si sentono protetti, ma alla fine poi fortunatamente pagano: “Lo faccio non solo per me, ma per tutti quelli che subiscono offese per il colore della pelle e devono chinare la testa” - sottolinea Juan Jesus in esclusiva a Calciomercato.com - “Non abbassatela. Tenetela alta, perché l’unica razza che esiste è quella umana. Siamo tutti fratelli. E se domani mi chiedessero di stare in prima fila in questa lotta ci andrei di certo e con orgoglio. Così come sarei pronto, per primo, a un gesto forte in caso di manifestazioni razziste durante una partita”.
Retroscena. Pomatinho non era la prima volta che scriveva al giocatore, gli aveva già augurato più volte la morte, come testimonia questo screenshot ancora al vaglio degli inquirenti per quel che riguarda l’indagine penale nei suoi confronti:






Salvo poi, subito dopo la prima storia di denuncia del brasiliano, provare a fermarlo, pubblicamente con le solite motivazioni squinternate “mi hanno hackerato il profilo”, privatamente facendo tardiva ammenda. Ma a quel punto si era già ampiamente oltrepassato il segno. Per la verità da settimane, visto che la sequela di improperi al grido di “scimmione, negro” proseguivano già da tempo e di materiale per segnalarlo se n’era già accumulato sufficientemente per un bel vitalizio fuori dallo stadio dei giallorossi. 
 




Ma era successo già altre volte, dicevamo, con altri leoni virtuali e senza che nulla emergesse e si sapesse. Una di queste un utente (ragazzino?) infilò una sequela di bestialità via Instagram story nei confronti del difensore. Una, due, tre volte. Juan Jesus, decise a un certo punto di non deglutire più e, sentita la Roma, già in quel caso molto presente, raccolsero il materiale per sporgere denuncia, annunciandolo anche via social, quando…  ad un certo punto spuntò un ulteriore messaggio privato di un’altra persona che si qualificò come il padre del piccolo razzista da tastiera, questo il testo: “Sono il padre, non sapevo nemmeno che mio figlio avesse instagram poi ho visto la notizia dei suoi insulti razzisti e mi sono vergognato da morire. Va contro tutto quello che gli ho insegnato. Da papà le chiedo di non sporgere denuncia, ci penseró io a dargli una lezione che non dimenticherà mai”. 
I social sono un luogo dove diffidare è la regola, ma dare fiducia può anche essere una bella opportunità di riscatto dal vuoto pneumatico della testa di un ragazzo ancora salvabile, e lo stesso Juan Jesus decise di non proseguire oltre. 
In mezzo a questo delirio telematico, sempre al suo fianco, il suo procuratore Roberto Calenda che ci racconta: “Juan ci è rimasto male. Per l’appunto non è la prima volta che gli capita di subire questi insulti schifosi. Ci tiene tantissimo a questa battaglia. Non solo per lui che comunque ha le spalle grandi ma soprattutto per tutti quelli che nella vita di tutti i giorni devono sopportare epiteti schifosi senza avere le possibilità di difendersi”.

E questa volta perchè avete deciso di andare fino in fondo?

Perchè questa volta si tratta di una persona che è andata avanti più di un mese a insultare Juan per il colore della sua pelle. Qui è razzismo allo stato puro, non un ragazzino che scrive cose che nemmeno conosce. Attenzione non voglio così giustificare tutti quegli haters minorenni che passano le giornate a ricoprire d’insulti persone famose. Anzi. Se non ci fosse stato quel padre così deciso a punire il figlio, noi saremmo andati avanti anche in quell’occasione. Perchè serve dare un segnale. E quello di Juan e della Roma è bellissimo. Si è fatta giurisprudenza. Da oggi in poi nulla sarà più come prima.”

Quando pensiamo ai procuratori, forse in maniera anche un po’ stereotipata, si tende a pensare al secondo mestiere più bello del mondo (dopo il calciatore): lusso, soldi, commissioni milionarie, pochi problemi e grandi palcoscenici. Abbiamo generalizzato, ma perché, Calenda, ha deciso di esporsi su questa questione? “per me i miei giocatori sono come dei fratelli minori. Vanno affiancati in tutto e per tutto. Dall’aspetto legale, a quello sportivo a quello economico ma soprattutto a livello umano. Mi lasci aggiungere che vedere un ragazzo così per bene come Juan soffrire perchè qualcuno gli ha scritto “devi tornare allo zoo, negro” mi ha indignato non solo come agente ma come uomo e come italiano. Gli abbiamo chiesto noi scusa a Juan. Non tutti gli italiani sono come questo ignorante. Non è un problema di città, di nazione, di paese o stadio. È una battaglia di civiltà. Ovunque ci puó essere odio e ignoranza. Ovunque bisogna combattere. Da oggi poi abbiamo le armi per colpire anche chi si nasconde dietro a un nickname e insulta in via privata sui social. È un passo gigante nella lotta al razzismo e all’odio in generale”.

Sono giorni di relax per Juan Jesus, che ci racconta, con il tono conclusivo di chi sta chiudendo il capitolo, sperando sia la volta definitiva: “Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno mandato messaggi solidali. Dal Premier Conte, al sindaco di Roma Virginia Raggi, a tutti coloro che hanno avuto un pensiero per me. Questa simpatia e gli attestati che ho ricevuto li giro a tutti quelli che subiscono insulti quotidianamente in ogni parte del Mondo. Non siete soli, siamo tutti uniti contro l’ignoranza e l’odio”.