2

Il futuro passa dal mercato.
Rivoluzione catalana: il Barcellona riparte da Neymar.
De Gea o Handanovic in porta al posto di Valdes, per la difesa si parla di Hummels o Marquinhos.
(Repubblica)


Il 7-0 nella doppia sfida col Bayern segna la fine del ciclo.
Barça, dove sei finito? Stanco, Messi-dipendente: è capolinea.
Il primo a intuire che un certo tipo di Barcellona si stava esaurendo è stato ovviamente Pep Guardiola, ed è bene premetterlo affinché la concatenazione degli eventi risulti corretta: non è il Barça a rompersi perché il suo tecnico-guru se ne va, ma è lui ad andarsene perché la squadra si sta rompendo. Pep lo ripeteva dalla prima delle sue 4 stagioni: praticando una leadership esigente e stressante, non sarebbe durata in eterno. E l'anno scorso, per la prima volta, agli ulteriori progressi di Messi era corrisposto un impigrimento da parte dei compagni, lieti (rassegnati?) di lasciare al fenomeno argentino onori e oneri connessi alla sua grandezza. Guardiola si separa male con il club per una serie di questioni formali in apparenza secondarie: in particolar modo non gradisce che l'annuncio dell'incarico a Vilanova arrivi all'interno della sua conferenza stampa d'addio, perché quello era un momento che riteneva soltanto suo (da cui il raffreddamento dei rapporti anche col suo erede). Ma Rosell ha fretta di dimostrare che il Barcellona non si fa mai trovare impreparato, nemmeno quando viene lasciato dal tecnico più vincente della storia, e accelera il cerimoniale. Punta su Tito perché è stato un ottimo secondo di Pep, perché proviene pure lui dalla cantera e perché ha politicamente bisogno che l'allenatore del Barcellona — simbolo di una regione sempre più separatista — in sala stampa parli catalano.

Una scelta felice? La tremenda umiliazione subita dal Bayern, che mercoledì al Camp Nou ha pasteggiato sulle rovine blaugrana in modo persino più facile rispetto a Monaco, semina qualche dubbio. Occorre allora ricordare che il Barcellona è sul punto di vincere la Liga, cosa che renderà comunque accettabile il bilancio stagionale, e che il suo declino inizia alla fine di un girone d'andata mostruoso, guarda caso quando Vilanova è costretto ad andare a New York per curarsi. La grande bocciata di quest'annata è quindi la sostanziale autogestione seguita alla malattia del tecnico, e il disastroso stato fisico della rosa a fine aprile — tra infortunati, acciaccati e sfiatati — affonda evidenti radici in un inverno nel quale non si è lavorato a sufficienza. «Tanto ci pensa Messi», in definitiva, è il mantra che ha tolto il Barcellona dall'Europa. L'altro imputato è lo staff che cura il mercato, e i due allenatori ne fanno parte: se infatti Guardiola ha sbagliato nel tempo Ibrahimovic e Sanchez, l'insistenza per riportare a casa Fabregas si deve a Vilanova anche se all'epoca il capo era Pep. Cesc non è il pezzo di un ingranaggio, ma un leader: l'altra sera il Camp Nou l'ha sonoramente fischiato, aumentando le chance che se ne torni all'Arsenal (ma quanto migliorerebbe un Milan, per dire...), senza capire che dopo due anni passati a girare tutti i ruoli nella sua testa c'è una gran confusione. La farsa delle condizioni di Messi, che non ha mai recuperato lo stiramento di Parigi se è vero — come ha raccontato Tito — che sabato a Bilbao ha sentito nuovamente male, ha finito di fiaccarne il morale (meglio lui con una gamba che te sano), e questo nel momento in cui Xavi dà i primi concreti segni di invecchiamento. Insomma, Fabregas è un problema aperto costato però una quarantina di milioni: sono cifre che dovrebbero garantire soluzioni, altro che problemi, e lo stesso discorso vale per Sanchez.

Futuro - La dimensione del disastro col Bayern è stata ovviamente accentuata dalle assenze di Messi, Puyol, Mascherano e Busquets. Con loro in campo il confronto sarebbe stato meno squilibrato, ma la sensazione che un ciclo sia finito non sarebbe cambiata: da Messi e Iniesta in giù il Barcellona ha solide basi per tornare rapidamente competitivo, ma deve ripulire lo spogliatoio da alcune incrostazioni (perché ignorare Tello? Non piace a qualche mammasantissima?) e soprattutto acquistare difensori perché ormai sulle ginocchia di Puyol non si può più fare affidamento, e quella del capitano è una perdita pesantissima. Hummels e Marquinhos sono i due nomi più gettonati, mentre per sostituire Valdes — destinato all'Arsenal — si parla di De Gea oltre che di Handanovic. Infine, davanti Messi ha chiesto Aguero mentre Rosell sembra pronto a portare in Europa Neymar, bloccato dal 2011. Non siamo certi che per il talento brasiliano sia conveniente diventare compagno di Messi, ma è probabile che presto lo si possa verificare dal vivo.