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Franco Baldini si aspettava un ritorno a Roma diverso. Messo sotto contratto nell'ottobre 2011, diventa il garante della nuova società americana, il direttore generale. Purtroppo inizia con il piede sbagliato, con quel ‘pigro’ a Totti, ancor prima di assumere la carica. Lo spogliatoio non lo considera un capo, per ogni lamentela il loro referente è - e presumibilmente sarà - il d.s. Sabatini.

Baldini, probabilmente, non si sente libero di lavorare autonomamente e subisce eccessivamente prima la figura di Mark Pannes, poi in seconda battuta quella di Zanzi. Nonostante le lamentele degli impiegati di Trigoria che gli contestano una scarsa personalità, Pallotta decide di confermarlo al termine della scorsa stagione, ma al contempo Pannes gli allontana due uomini di sua fiducia come il preparatore dei portieri Franco Tancredi e il responsabile della comunicazione Daniele Lo Monaco.

In questi due anni, Baldini si rende protagonista di scelte utopistiche come quelle di voler convincere Guardiola, Villas Boas ed Allegri ad allenare la Roma, per poi ripiegare su Luis Enrique, Zeman, e lasciare la società senza guida tecnica. Poi gli errori, come l'aver indicato Al Qaddumi come potenziale partner ai soci bostoniani su suggerimento di Padovano. Rimane solo e le ultime divergenze circa il futuro allenatore da assumere sono la famosa ultima goccia. Baldini si dimette. Paga per tutti, ma i problemi all’interno della società restano. Eccome.