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Contestarono davanti l’ingresso di Trigoria i giocatori della Roma e la dirigenza societaria, dopo l’eliminazione della squadra dalla Champions League per mano degli ucraini dello Shakhtar Donetsk. Si presentarono in 150, il 19 febbraio del 2011, davanti al centro sportivo “Fulvio Bernardini”, armati di fumogeni, sassi, petardi e bombe carta e iniziarono a intonare cori contro i calciatori, che definirono “mercenari”, la presidenza della società (“Sensi boia”) e le forze dell’ordine che presidiavano Trigoria.

Oggi nei confronti di 10 tifosi giallorossi, nove uomini e una donna, identificati grazie ai filmati girati nel corso della contestazione dagli agenti della Digos, è stato chiesto il rinvio a giudizio. A chiedere il processo è stato il pubblico ministero Luca Tescaroli e il gup Antonella Minunni, ha fissato l’udienza per il 18 giugno prossimo. Diversi i reati contestati, a seconda delle posizioni: resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, lancio di oggetti pericolosi, radunata sediziosa e utilizzo di mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona. Molti di loro infatti indossavano scaldacollo e cappelli per rendersi non identificabili.

I tifosi della Roma, nei cui confronti è già scattato il provvedimento di Daspo, arrivarono davanti ai cancelli di Trigoria alle 14 e 30 e iniziarono a lanciare fumogeni e petardi all’interno dell’impianto dove era in programma il derby Primavera Roma-Lazio e la radunata della squadra in partenza per Genova, dove avrebbe dovuto disputare una gara di campionato. Nel corso di quella manifestazione otto poliziotti impegnati nel servizio d’ordine rimasero contusi: uno di loro riportò ferite a un polpaccio dovute all’esplosione di un fumogeno, giudicate guaribili in 40 giorni.