Ride, amaramente. La smorfia di Di Francesco a 3 secondi dal gol di Sau in Cagliari-Roma è già virale. C’è chi si domanda per quale motivo (eufemismo) sorrida, e chi spera sia l’ultima scena tragicomica di una stagione fin qui deprimente. Eusebio è a -22 dalla Juventus, e oggi è 8 dicembre. Non sono bastate le preghiere alla Madonna per guarire la Roma dai suoi tanti mali: la poca continuità, l’assenza di personalità, i troppi giovani di un progetto già naufragato. Ma tra questi mali ci sono pure gli atteggiamenti del suo tecnico. Oggi Di Francesco ha addobbato e poi smontato l’albero delle poche certezze romaniste con cambi quantomeno discutibili. Non aveva l'imbarazzo della scelta, ma aver scelto di mandare in campo un giocatore formato anni ’60 come Pastore e aver deciso di difendere l'1-2 togliendo Zaniolo per Juan Jesus è stato un suicidio tattico-caratteriale. È stato il fiato che ha suonato ancora più forte la tromba della carica di un Cagliari già spinto dagli ululati del suo pubblico. Di Francesco ha riconosciuto gli errori bollandoli però come “relativi” rispetto al deficit mentale della squadra. Insomma ha dato la colpa a tutti tranne che a se stesso: "Ho usato il bastone e la carota, non so più che fare". Frase inquietante. Ma Eusebio da qualche tempo appare nervoso, quasi con un rospo in gola che non sa se sputare o mandare giù.

DISTACCO DA SQUADRA E AMBIENTE - Gli errori individuali Di Francesco li ha sottolineati ad ogni partita. Una modalità che non è piaciuta a qualche senatore, anche se a dire il vero il distacco tra squadra e tecnico è nato dopo la cessione di Strootman. In quel momento Eusebio ha scaricato mediaticamente uno di loro, uno del gruppo. E questo non è piaciuto. Pure le iniziali idee tattiche dell’allenatore però sono state rigettate tanto è che Di Francesco ha cambiato modulo dopo il ritiro punitivo e il confronto con De Rossi e compagni. Le cose non sono migliorate e Di Francesco dopo ogni sconfitta ha rimarcato sempre più gli errori dei singoli, e (quasi) mai i suoi. Così il tecnico umile del Sassuolo che aveva portato la Roma alla storica semifinale di Champions è diventato agli occhi di Roma come arrogante. E non accompagnato da vittorie. Di fatto quasi antipatico. La maggior parte dei tifosi chiede la sua testa anche perché il quarto posto potrebbe allontanarsi domani a -7. Una distanza già difficile da colmare. Qualche alibi c'è: le cessioni illustri, i tanti infortuni (che DiFra attribuisce pure ai medici) e una panchina corta e di poca qualità nonostante i tre fronti. Sette punti nelle ultime sette partite e un bottino misero di 2 punti contro Bologna, Spal, Udinese, Cagliari e Chievo però gridano vendetta. E non ci sono alibi che tengono. 

I DUBBI DI PALLOTTA - Su Di Francesco poi pesano i tanti dubbi di gran parte della dirigenza. In primis del suo presidente Pallotta che si è detto “disgustato” in un paio d’occasione e che pure oggi avrà rotto qualche sedia nella sua casa di Boston. James aveva pensato di cambiarlo già dopo la sconfitta di Bologna, e Franco Baldini (suo braccio destro) era sostanzialmente d’accordo. In sua difesa però sono accorsi Totti e Monchi che lo hanno aiutato a rialzarsi in un paio d’occasioni. A far desistere, fin qui, Pallotta pure la carenza di alternative. Gli unici nomi possibili sono Montella e Paulo Sousa. Il primo non dispiace a Monchi che lo consigliò al Siviglia, il secondo è un pupillo di Baldini. Entrambi però vorrebbero un contratto di un anno e mezzo. Il che vuol dire: pagare lo stipendio di Di Francesco, pagare quello del nuovo allenatore e affidargli pure la prossima stagione. Per questo la dirigenza vorrebbe resistere fino a giugno per poi provare il colpo Conte. O virare su altri progetti (occhio a Gasperini). Di certo però da qui a Natale Di Francesco rischia seriamente di non mangiare il Panettone. Pallotta si è detto "infuriato" per il "disonore" di Cagliari. Parole di fuoco.