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ROMA-GENT 1-0

Pau Lopez 6:
Coltivava il sogno di vivere una giornata da clean sheet dopo gli uragani di gennaio e febbraio. Ingenua speranza. Il primo pericolo arriva al 20’ dopo un rimpallo tra Spinazzola e Depoitre, ma lo spagnolo è attento. Poi è Bezus a fargli correre brividi glaciali dietro la schiena con un rasoterra di poco a lato. Nella ripresa, però, ci mette del suo per spaventare i 25 mila dell’Olimpico tra errori coi piedi e posizionamento non sempre perfetto. Si rifà con due interventi tra i pali più spettacolari che efficaci. 

Spinazzola 5: Torna a destra in questo vortice folle di terzini. Gioca a piede morbido concedendo qualche sicurezza di troppo a Odjidja e ritardando un paio di diagonali potenzialmente letali. In fase di spinta si alterna con Perez, ma lo spagnolo è decisamente più dettagliato. Creano pruriti (ai romanisti) le discese a barra dritta e senza costrutto sulla fascia. In calo costante. (69’ Santon 6: cambia poco, ma sembra meno bohémien e davanti mette la giusta tensione)

Fazio 5,5: Un po’ a sorpresa, un po’ no visto il modulo in fase di non possesso che decide di adottare Fonseca nei primi minuti. Il Comandante di un tempo gioca la sua seconda gara di fila e impone il fisico nelle marcature preventive e in alcuni break oltre il centrocampo. Appena viene preso in velocità, però, suda freddo e sgrana gli occhi.   

Smalling 6: Uno dei re di coppa della rosa, uno dei meno sereni in una fase difensiva ancora in balia della paura e del terrore. Nel primo quarto d’ora è il terminale offensivo più pericoloso, poi si scatta l’allarme dietro e l’inglese fa poco per spegnere il fuoco. Nella ripresa cerca il 2-0 ma trova il miracolo di Kaminski. Se non altro è l’unico che prova a fare la voce grossa nel finale. 

Kolarov 5,5: Inizia sotto la Monte Mario con qualche affanno, prosegue con una serie di errori da derby del cuore. Battibecca con Perotti per un dialogo non sempre preciso e si mostra comunque il più nervoso e il meno in forma della squadra.  Lusting e Kums capiscono le difficoltà e provano spesso a far male dalla sua parte. Nella ripresa non sembra nemmeno lui. Meglio nelle rare discese offensive, come quando nel finale sfiora il raddoppio. 

Veretout 6: L’aria d’Europa lo risveglia dal torpore di un inverno vissuto in letargo. Il francese va ad aggredire ogni velleità di David e avvia l’azione per il vantaggio per poi sbattersi su ogni zolla con un ardore tanto ammirevole quanto poco calibrato. Nel secondo tempo cala il ritmo, e cala pure l’apporto di Veretout. 
Cristante 5,5: Rimembranze di Parma per Bryan che all’inizio torna a fare il difensore aggiunto di una squadra più confusa che mai a livello tattico. Si alza e abbassa come le maree di una partita non troppo agitata, come una barca che non vede l’ora di arrivare in porto. Ovvero a fine stagione, ma senza il vessillo di cui parlava Agostino. Colpisce un palo ma è in fuorigioco. 

Perez 7: Ecco la ventata di primavera in anticipo che serviva all’attacco della Roma. Il canterano all’esordio dal primo minuto segna un gol emblematico della stagione sfruttando il corridoio centrale lasciato dai centrali del Gent. Resta il più leggero DI testa pure nel resto della partita e si prende pure il merito di sporcare l’ultimo tocco di un’azione ultra pericolosa del Gent a fine primo tempo. Attendiamo test più probanti prima di urlare al miracolo, ma il ragazzo merita.  E non è poco di questi tempi. Una considerazione: è l’unico in campo a non aver fatto la preparazione a Trigoria. 

Pellegrini 5: E’ quello con più spine di cactus sulla schiena dopo la caduta di Bergamo. Lorenzo prova a scrollarsele di dosso senza scossoni eccessivi. Gioca semplice, a volte troppo. Nessun segnale dal pianeta Pellegrini in un febbraio apatico, anonimo.  Come canta Diodato: Fai rumore, ti prego. Esce tra i fischi. Un inedito. (79’ Mkhitaryan ng: ricordi d’Europa) 

Perotti 5,5: E’ come quei ristoranti all you can eat. Entri e sai che trovi sempre i stessi sapori. Vedi Diego e sai cosa può darti: superiorità numerica, affidabilità tattica ma pure una atavica sterilità offensiva e una garra pressoché inesistente in fase di contrasto. Bello ma non balla. Anzi balla, ma non fa mai male. (80’ Kluivert ng: un po’ di pepe in più)

Dzeko 6: Sponda  di testa dopo pochi minuti prima della carezza per Perez che vale il vantaggio. Decisivo sempre, ma non per sempre. Nel senso che la Roma non può poggiarsi sempre sulle sue spalle. Il bosniaco, infatti, alla lunga si stufa. Dargli torto è difficile, ma da lui ci si aspetta quel quid che proprio non c’è. Rinvia l’aggancio a Montella. Ma ora questo interessa poco. 

Fonseca 5,5: La sua Roma non ha ancora ritrovato il piacere di giocare a calcio. Il gol nasce da una serie di sbavature del Gent, poi torna la paura di farsi male. Un problema di testa sicuramente, ma pure di fisico viste le condizioni di alcuni singoli tra cui Kolarov.  Il ringraziamento più grande va al club belga che in attacco perdona le troppe disattenzioni giallorosse. Nella ripresa è quasi un assedio. Col Lecce non sarà così. Avvisato.