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Si divide in un prima e un dopo Genoa, la prima stagione italiana di Ivan Piris, perché fino a quel 21 ottobre a Marassi per i tifosi della Roma era un oggetto dannoso più che misterioso. L'impatto con la Serie A non era stato dei più felici e anche quella partita aveva assunto rapidamente i contorni di un incubo, con la difesa colta per due volte in bambola da Borriello e Jankovic. Poi il paradiso all'improvviso, meglio in venti minuti: prima il colpo di testa per la ribattuta di Totti, quindi il cross preciso per la girata di Osvaldo.

Finale da favola, con la Roma che lascia Marassi con un 4-2 e tanti applausi e Piris a prendersi la sua rivincita. Un girone dopo, stesso avversario, stadio diverso e tante certezze in più. Sarà domenica sera all'Olimpico il vero giro di boa della stagione del paraguaiano, perché è come se per lui il campionato fosse cominciato con i due assist contro il Genoa, buoni per cacciare via pregiudizi, giudizi affrettati e cattiverie assortite. Da allora Piris ha giocato diciassette delle diciotto partite disputate dalla Roma in Serie A, saltando solo quella con la Sampdoria, la prima dopo l'esonero di Zeman, e tutte dal primo minuto.

Sembrava dovesse finire in panchina con l'arrivo di Torosidis, in realtà il greco non solo non gli ha mai tolto il posto, ma ha finito per dargli una mano, visto che nelle ultime due partite è andato a fare l'esterno alto in quella che in fase di ripiegamento diventa una difesa a cinque. Tant'è che proprio l'ex Olympiacos era l'uomo deputato alla marcatura di Livaja in occasione del secondo gol del croato domenica scorsa a Bergamo. Sembrava che il cambio di sistema e il passaggio alla difesa a tre dovesse farlo finire fuori, perché - dicevano - non poteva fare il centrale. Ipotesi respinta da Aurelio Andreazzoli già nella sua prima conferenza stampa.

(Il Romanista)