Francesco Totti, ex capitano e oggi dirigente della Roma, si prepara a festeggiare il 42esimo compleanno e l'uscita della sua autobiografia, il 27 settembre. In vista di questa doppia celebrazione, l'ex numero 10 giallorosso si è raccontato in un'intervista al Venerdì di Repubblica, eccone una breve anticipazione: "Io ero come i calciatori, li conosco bene, conosco il linguaggio segreto fatto di occhiate, mezze parole e cerco di rendermi utile. Adesso si parla quasi solo inglese, se non lo sai non capisci un cazzo. E così si fa meno gruppo: in ritiro, rientrato dal campo, ognuno si isola in camera sua col telefonino... A navigare, a mandare messaggi".

SUGLI ACQUISTI MANCATI - "Per vincere ho sempre detto che servono i campioni. Speravo che venissero Ronaldo, Ibrahimovic, i più forti del mondo. Non solo davanti, ma anche difensori o centrocampisti. Purtroppo avevamo un limite, le poche possibilità economiche per spendere per questi campioni. Io ho cercato veramente di portare gente impensabile a Roma". 

SU CASSANO - "Quando è arrivato andavamo a cena ai ristoranti, eravamo tavolate di 7-8 persone. Era seduto ad un altro tavolo, alla fine ti alzavi ed aveva già pagato lui. Pagava per persone che non conosceva perché c’ero io. Una volta, due, tre… Alla terza gli ho detto che così non mi andava bene. Era proprio così, di indole. Adesso un po’ meno perché la moglie ‘je mena’ (ride, n.d.r.)".