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Habemus Pallotta. E, soprattutto, habemus le sue dichiarazioni sulla Roma che sarà: “Manolas e Nainggolan sono incedibili”. E' un momento fondamentale, questo. Importantissimo. Perchè il presidente della Roma, un po' come fece Berlusconi con la sua discesa in campo nel mondo politico, ha firmato un patto. Non con gli italiani come fece Re Silvio, ma con l'intero popolo romanista. Qualcuno dirà: sì ma non è che in passato abbia mantenuto tutto ciò che ha detto, Pallotta. Anzi. Beh sì, è vero, qualche cosina è successa, anche di recente. Proprio lui che aveva sottolineato come la politica della valorizzazione dei giovani sarebbe stata un'architrave del Rinascimento giallorosso, ha venduto al Sassuolo Marchizza e Frattesi a titolo definitivo. Ma come? Dai, peccatuccio veniale. O perlomeno, peccatuccio perdonabile. Mortale, sarebbe quello di illudere i tifosi sulla permanenza del greco e del Ninja, per poi virare verso altre decisioni. Anche perchè, Monchi dixit, c'erano “zero possibilità che Rudiger vada via”. E invece...

Ora però non si scherza più. Ora si fa sul serio e certe parole le prendo maledettamente sul serio. E mica finiscono qui, le promesse, presidente. Se Di Francesco, uomo cresciuto con la solida sobrietà della sua terra arriva a dichiarare: “Mi aspetto un campione”, vuol dire che qualcuno da qualche parte questo campione deve averglielo promesso. E non può essere né il giovin talento turco, né Nastasic. Forse Mahrez. “Magari, Mahrez”, anzi “Magara”, per dirla alla romana. Lui sì, l'uomo in più di Ranieri al Leicester è uno di quelli che può smuovere sogni e fantasia. Quindi, ricapitolando presidente Pallotta, il Ninja non si vende, il Greco neanche e il Campione se lo aspetta DiFra. Il Ninja, il Greco, il Campione: da una parte, sembra il titolo di un film di Sergio Leone, dall'altra, l'incipit di una barzelletta. E non potrà mai essere la seconda che ho detto (scritto), perchè di mezzo c'è la parola del presidente della Roma, James Pallotta.