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Qualcosa Mou aveva visto. E l'aveva detto. Dopo il match contro il morbido Cska Sofia aveva parlato, in sostanza, di un risultato che in qualche modo ha coperto una prestazione secondo lui non soddisfacente. Era stata, quella, la sirena d'allarme di quel che è capitato a Verona. E cioè di trovarsi di fronte a una Roma irriconoscibile se letta in controluce con le precedenti prestazioni. Per abitudine ed esperienza professionale, non sono lì ad esaltarmi eccessivamente per qualche vittoria in serie, pur vivendo la cosa con la giusta allegria, né sto qui a disperarmi e a pensare che l'incantesimo sia svanito. Anche perchè ne ho viste fin troppe qui a Roma, assai più dolorose e scioccanti di questa, per abbattermi di fronte a una pur brutta sconfitta. Il punto è che, come accennato in un precedente 'Romamania', la coperta della Roma è corta, cortissima. Soprattutto a centrocampo dove al Bentegodi la squadra ha sofferto l'aggressività e la fisicità del Verona senza che Mou potesse disporre di ricambi adeguati – o perlomeno pronti per il suo calcio – per cambiare le cose.

Occhio: quando dico adeguati, intendo adatti al suo modo di vedere il pallone. Poi certo, se Diawara non è divenuto giocatore affidabile a certi livelli in tutti questi anni è difficile che lo diventi ora. Anche sulle fasce difensive siamo in emergenza e ieri, quando Mou ha deciso di cambiare, ha dovuto farlo attingendo a piene mani al reparto offensivo, il che significa che per quanto possa inventarsi situazioni tattiche, il rischio di sbilanciamento è sempre dietro l'angolo, ovvio. Detto questo, ieri non mi è piaciuto affatto l'atteggiamento generale. Quando Mou dice che la squadra ha subito sia negli uno contro uno che nei duelli per le seconde palle, sta dicendo che l'approccio mentale alla partita non è stato corretto. Forse – ci sta, inconsciamente ma si paga a caro prezzo – si è pensato che il Verona fosse in ginocchio o che il divario tra le due squadre fosse tale da correggere qualsiasi sorpresa del campo. E invece.
La fatica nel tirare in porta, con Montipò che non s'è praticamente sporcato i guanti, è uno dei segnali più brutti della notte di Verona. Però, ci sta che possa capitare e speriamo che i tre schiaffi servano a rimettere subito in pista la Roma anche sul piano dell'atteggiamento. Per scoprirlo, basterà aspettare poche ore e il match con l'Udinese.