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Rio de Janeiro, Valparaiso e Sao Paolo. Qui nascevano nel 1979 Juan, Pizarro e Fabio Simplicio. Facce contrastanti di una Roma in ripresa, ma incapace di regalare il sorriso a tutti. Come giusto che sia, in linea con lo spirito di meritocrazia inaugurato da Luis Enrique. Confusionario in alcune circostanze, ma finalmente efficace nelle ultime settimane. Fabio Simplicio ne è un esempio lampante. Da separato in casa a protagonista nell'ultima sfida di campionato contro l'Atalanta.

'Arnold' non ha quel che si definisce il 'physique du role': corporatura tozza, apparentemente sempre in sovrappeso. Quindi poco considerato e poi rifiorito in un sabato pomeriggio di ottobre. Corsa e tecnica degne del paese d'origine: il 'dagli e vai' orchestrato con Pjanic e finalizzato con uno scavetto sul portiere avversario è un chiaro segnale alla Lazio, sua vittima preferita. La prossima. Un gol servito per spazzare via tutte le insicurezze mostrate improvvisamente da una Roma, bellissima per almeno 45 minuti.

La squadra ha poi contenuto il ritorno dell'Atalanta, aiutata dall'inserimento in campo di Pizarro, un altro elemento fondamentale e dimenticato negli ultimi mesi dall'ambiente romanista. Il cileno e Fabio Simplicio sono i rappresentanti del vecchio che resiste. Il campione ed il gregario. La loro volontà di integrarsi messa in contrasto con una Roma pronta a separarsi da loro. Arnold è stato ad un passo dal Milan, mentre al Peq è stata data addirittura la libertà di scegliere. E lui è rimasto. Orgogliosamente.

Juan, invece, per ora rimane dall'altra parte della barricata. Superato l'ennesimo infortunio, non convince ancora Luis Enrique: mostra poca intensità durante le partitelle, ancora un passo indietro rispetto agli altri. Quindi out. In estate lo hanno corteggiato sia in Brasile che in Europa: su tutte Juventus e Psg, ma il brasiliano ha detto 'no'. Ora deve dimostrare di essere ancora utile. Due milioni e mezzo netti all'anno bisogna pur sempre meritarseli in qualche modo...