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Il mercato della Roma si era aperto con un'evidente lacuna da colmare: una rosa competitiva, ma decisamente troppo corta. Si è chiuso con due cessioni - Seck e Iturbe, entrambi in prestito, rispettivamente a Carpi e Torino - e un solo nuovo arrivo, quello di una scommessa molto particolare come Clement Grenier, talento indiscutibile, continuità e salute tutte da testare. In mezzo, un mare di nomi, più o meno altisonanti. Alcuni plausibili, altri meno, qualcuno addirittura campato in aria. 
Si è partiti con Tomas Rincon, con la Roma in vantaggio salvo poi fare un passo indietro per la cifra da sborsare. Ne ha approfittato la Juventus, il campo stabilirà chi ha avuto ragione tra le due contendenti al tricolore. Con Momo Salah in Coppa d'Africa, l'altra impellenza sembrava essere quella dell'esterno d'attacco. Sofiane Feghouli è stato davvero a un passo dal club giallorosso, poi la rottura tra Payet e il West Ham ha reso impossibile l'affare. Per Defrel Pellegrini sarebbe servito un Sassuolo più accomodante e una base economica da cui partire per una trattativa indubbiamente complessa. La Roma, con la cessione di Gerson al Lille, avrebbe potuto intavolare almeno il discorso per l'attaccante: i cinque milioni del prestito oneroso sarebbero stati preziosissimi, il dietrofront del brasiliano ha costretto Massara a fermarsi in extremis. 
Una squadra corta, dunque. Così corta da dover ricorrere ai titolarissimi Dzeko e Nainggolan nel momento più difficile contro una squadra, il Cesena, che staziona nelle zone basse della Serie B. Rodriguez ha fatto sembrare Manolas un difensore qualunque, il primo tempo dei romagnoli è stato a tratti impressionante. La Roma si è garantita il doppio derby in maniera a dir poco fortunosa, e a cavallo della sfida di andata sarà sottoposta a quel rush infernale che Spalletti aveva pronosticato. Diciassette giorni in cui dovrà affrontare Villarreal, Torino, ancora Villarreal, Inter, Lazio e Napoli. Farlo con qualche rinforzo in più avrebbe fatto la differenza.