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    Romamania:| Luis, o cambi o ti dimetti

    Romamania:| Luis, o cambi o ti dimetti

    Lenta, macchinosa, prevedibile, scialba. E paradossalmente fortunata nel risultato. La Roma ieri sera ha fornito l'ennesima prestazione negativa ed un prodigio di Kjaer, questa volta, non è bastato a salvare la faccia. I tre punti sarebbero stati tanto importanti, quanto immeritati. Infatti il gol in extremis di Vitiello (?!) non ha il sapore della beffa, bensì è il giusto riconoscimento ad un avversario in grado di creare in precedenza almeno quattro limpide occasioni da gol, contro le due dei giallorossi: se non altro cinici.

    Si è sbloccato Osvaldo, ma inevitabilmente il suo primo centro passa in secondo piano. Rimane impresso nella mente, semmai, il suicidio tattico di Luis Enrique. Il calcio è una scienza molto semplice. Perchè rovinarsi la vita disponendo i giocatori a casaccio? Perrotta non è un esterno, ma un centrocampista con spiccate doti di inserimento; De Rossi non è un libero; Pjanic è un trequartista, al limite un esterno offensivo, non certo un mediano; Borriello ed Osvaldo non sono delle ali ma punte; infine Totti è un centravanti, non un regista d'attacco.

    Per quanto si possano impegnare, le loro caratteristiche originali saltano fuori inevitabilmente in corso di partita. Creando confusione. La Roma così si scopre fragile, sterile, predisposta a subire il contropiede avversario. In più è guidata da un pivello: cioè da un allenatore senza esperienza, un debuttante. Luis Enrique si sta dimostrando inadeguato al calcio italiano, ma la dirigenza, al momento, non ha intenzione di silurarlo. Per questo motivo è giunta l'ora di assumersi le proprie responsabilità: o prova a cambiare oppure si dimetta.

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