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Trionfo o fallimento. Alla fine di questa stagione non ci saranno vie di mezzo per giudicare il biennio di Cristiano Ronaldo con la maglia della Juventus. A maggior ragione dopo aver visto il suo rivale Messi baciare il sesto Pallone d’Oro della sua carriera, uno in più del campione portoghese. Premesso che non condivido nemmeno io, come tanti altri, il verdetto dei giurati perché non lui ma Van Dijk e soprattutto il suo compagno di squadra del Liverpool, il portiere Alisson, avrebbero meritato di vincere, proprio il premio assegnato al fuoriclasse del Barcellona costringe Ronaldo a raggiungerlo, per non rimanere eternamente secondo nell’albo d’oro. E se non lo vince quest’anno, a 35 anni che compirà esattamente tra due mesi, è praticamente da escludere che ci riesca a 36, nella Juventus o altrove.

Conoscendo la grandissima volontà di Ronaldo, che gli ha permesso di diventare quello che è grazie al sacrificio e al lavoro, non avendo il talento naturale di Messi, sono certo che a partire da sabato contro la Lazio moltiplicherà le sue energie. Vincere il campionato italiano, come l’anno scorso, magari diventando il capocannoniere, però, non basterebbe. E forse non basterebbe nemmeno rivincere il titolo europeo con il Portogallo, come quattro anni fa, con il vantaggio in questo caso di partecipare a una manifestazione in cui Messi sarà assente. E’ vero che la Nations League non è paragonabile al campionato europeo, però si è appena visto che nemmeno il successo in questa competizione è bastato a Ronaldo per superare Messi. E allora, mai come quest’anno sarà decisiva la Champions League, che la Juventus insegue invano dal 1996.
Proprio l’acquisto di Ronaldo è stato un costosissimo investimento tecnico in questa direzione, perché Ronaldo che aveva già vinto la Champions in Inghilterra con il Manchester United e in Spagna con il Real Madrid è arrivato a Torino per completare un doppio tris: suo a livello geografico in un terzo Paese cioè e storico per la Juventus che prima della Champions del 1996 aveva vinto la coppa dei Campioni nel 1985, guarda caso l’anno in cui era nato Ronaldo. Rivincere la Champions sarebbe un trionfo per lui e per la Juventus e a quel punto, al limite anche senza un altro scudetto, il Pallone d’Oro tornerebbe di nuovo nella sue mani, garantendogli almeno il pareggio con Messi. In caso contrario, nemmeno una sconfitta in finale, dove però non è arrivato l’anno scorso al primo tentativo bianconero, basterebbe per garantirgli il successo. E in quel caso, visto che la Juventus di Allegri in finale ci era arrivata due volte senza di lui, una tra l’altro contro di lui, si parlerebbe di fallimento tecnico. Il nono scudetto consecutivo, infatti, ammesso che Sarri lo vinca, sarebbe una magra consolazione, visto che la serie tricolore della Juventus, con Conte in panchina, era incominciata con Vucinic e Matri in attacco, quando nessuno osava immaginare che un giorno al loro posto avrebbe giocato Ronaldo. Ecco perché sarà trionfo o fallimento, visto che è difficile prevedere una via di mezzo al fischio finale della seconda puntata di CR7 con la maglia bianconera.