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Il Milan sta sfidando la Lazio e altri club europei, come Lipsia e Borussia Dortmund, per Dominik Szoboszlai. Per conoscere meglio il talento classe 2000, in forza al Salisburgo, abbiamo intervistato il c.t della nazionale ungherese, Marco Rossi. 

Rossi, lei negli ultimi quattro anni ha legato la sua vita professionale all'Ungheria: prima la vittoria del titolo con l'Honved, poi la panchina della Nazionale. Ci può raccontare com'è nata questa storia così bella?
"E' nato tutto un po' per caso da un lato e per necessità dall'altro. La mia prima volta in Ungheria era una banale visita a un amico, poi successivamente ho ripetuto queste visite. Alla fine del 2011 sono entrato in contatto con l'allora direttore sportivo dell'Honved, che era Vittorio Cordella. Lì è nata questa avventura, ci siamo trovati fin da subito. Organizzò diversi incontri con il loro patron e a giugno del 2012 mi hanno dato questo incarico. Diciamo che le cose sono andate bene, ci sono state tante soddisfazioni. Ma anche in Slovacchia, dove ho lavorato, mi sono tolte delle soddisfazioni. Può essere considerata una propaggine dell'Ungheria, la popolazione parla, per il 90%, ungherese e si sentono molto legati anche per una questione storica. Anche lì si è fatto  bene ed è arrivata la chiamata nella nazionale ungherese che rappresenta il momento più alto della mia carriera di allenatore, di maggior prestigio".

Avete accarezzato il sogno qualificazione in un girone molto difficile perché composto da Croazia, Galles e Slovacchia. C'è più rammarico per non aver centrato l'obiettivo o la soddisfazione di aver riportato l'Ungheria a dire la sua nel calcio europeo?
"Se devo essere sincero e onesto, c'è più il rammarico per non aver centrato la qualificazione. Questo perché a un certo punto era tutto nelle nostre mani. Dopo quattro partite avevamo nove punti ed eravamo in una situazione molto favorevole. Diciamo che quando abbiamo giocato le gare di ritorno con le cosiddette big abbiamo pagato dazio alla sfortuna. Con la Slovacchia perdemmo una partita in casa 2-1 ma non meritavamo un esito del genere, oltretutto con un gol viziato da un clamoroso fuorigioco di un metro e mezzo che con il Var sarebbe stato rilevato. C'è anche il rammarico per aver perso nettamente le altre due contro Croazia e Galles ma non per il risultato, quanto per il fatto di esserci arrivati con in formazione rimaneggiatissima. Con la prima mancavano tutti i centrocampisti, con la seconda tutti i difensori. Non potendo contare su 50 giocatori dello stesso livello, siamo stati penalizzati".

Un giocatore di livello è Dominik Szoboszlai che lei ha valorizzato in Nazionale: ha la stoffa del campione?
"Le stimmate del campione le ha, questo è sicuro. Prima di tutto ha una grande personalità nonostante la giovanissima età. Poi ha una ottima tecnica e una grande  visione di gioco al quale abbina notevoli mezzi fisici, Nonostante sia alto un 1.85 metri è dotato di una buonissima velocità. E' un giocatore completo, deve migliorare in alcuni aspetti tattici. Credo che nel giro di un paio d'anni, sopratutto se il suo percorso professionale sarà ben pensato, possa diventare uno dei migliori centrocampisti a livello europeo".

Qual è la sua collocazione tattica?
"Lui è un centrocampista offensivo e, secondo me,  può giocare dietro la prima punta. Il suo habitat è la trequarti, la zona di rifinitura. Ha l'intelligenza e le caratteristiche tecnico-tattiche per muoversi in quella porzione di campo. Può giocare anche in un centrocampo a tre, principalmente a sinistra. E' un giocatore duttile, tant'è che il suo allenatore nel Salisburgo lo ha impiegato più volte come esterno a sinistro alto in un 4-4-2. Non è quello il suo ruolo naturale, lo utilizzava in quel ruolo per sfruttare la sua capacità di entrare in mezzo al campo, tra le linee. Bisogna metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio, è un giocatore di costruzione e fantasia".

Lei dove lo faceva giocare in Nazionale?
"Io l'ho impiegato o dietro la punta nel 4-4-2 oppure in un 4-3-3 nei 3 centrocampisti con mansioni più offensive".
Il paragone con Milinkovic-Savic è giusto?
"Milinkovic è un grosso giocatore che si è già affermato, ha dimostrato tutto il suo valore in Italia. Sicuramente è più fisico rispetto a Dominik, ma mi sembra di poter dire che abbia meno rapidità. Dal punto di vista tecnico Szoboszlai ci si può avvicinare. In questo momento Savic è un giocatore a tutto tondo ma è anche più vecchiotto, ha 5 anni in più.  Dominik ha bisogno di due o tre anni per imporsi, tra i migliori, in Europa".

Lei ha un buon rapporto con l'agente di Szoboszlai, avete mai parlato dell'interessamento di Milan e Lazio?
"So che è un ragazzo appetito da diversi club in giro per l'Europa. Quando avevo parlato il suo agente mi aveva detto che vedevano di buon'occhio la possibilità di venire in Italia. Che se si fossero concretizzati i discorsi che avevano con 3/4 club italiani sarebbero venuti volentieri. Secondo loro lo step verso l'Italia avrebbe potuto completare il giocatore. Però questa è stata una chiacchierata di 8 mesi fa, perché si parlava delle possibilità di potersi spostare nella finestra di mercato invernale. Ora non so se siano cambiate le cose, di sicuro il virus qualcosa ha cambiato".

Ieri il ragazzo ha confermato l'interesse del Milan dove potrebbe ritrovare Ralf Rangnick. 
"Non ne abbiamo mai parlato direttamente, posso presumere che essendo un uomo dell'area Red Bull conosca molto bene il ragazzo. Io, naturalmente,  più del mercato cerco di preoccuparmi di metterlo in campo bene  e di vincere le partite".

Lo vedrebbe bene nel 3-5-2 di Simone Inzaghi alla  Lazio?
"Dominik può fare molto bene nel 3-5-2, assolutamente. Può fare l'incursore, la Lazio è una squadra che ha dimostrato di essere veramente al top. Con Simone ha sempre fatto ottimi campionati, raggiungendo risultati importanti. In questo momento è un top club e quindi un'attrazione per il ragazzo, anche se deve fare ancora qualche passo in Europa per consolidarsi ma credo sia sulla strada giusta".

Szoboszlai è pronto per arrivare in Italia?
"Io penso che l'arrivo in serie A può accelerare la maturazione del ragazzo. Probabilmente non è il più bello, sicuramente non è il più divertente ma è il più difficile dal punto di vista tattico. Un giocatore come lui, che ha ancora 19 anni, venendo in Italia ha l'opportunità di completarsi sotto tutti gli aspetti e questo poi può favorirlo nel proseguo della carriera. Io glielo consiglieri senza ombra di dubbio. Io credo che gli si dovrebbe dare un po' di tempo, lui è un ragazzo intelligente e capisce alla svelta, non ha bisogno di grandi tempi. Non gli si può dare, dopo appena due o tre mesi, una sentenza. Avrà bisogno di sei mesi per ambientarsi, poi ripagherà sicuramente la attese".

Ma le ha mai chiesto informazioni sull'Italia?
"No, no (ride, ndr). Sapeva che doveva rimanere concentrato sulla Nazionale".