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La fotografia migliore del momento del Milan la scatta l’allenatore del Venezia che nel commento del dopopartita attribuisce alla formazione di Pioli i giusti meriti e rifiuta di collegare la sconfitta della sua squadra agli eventuali errori di Irrati e VAR. Tanto di cappello a Zanetti che fornisce una lezione di onestà intellettuale e sportività anche a colleghi molto più affermati e più pagati (ogni riferimento a Mourinho non è puramente casuale). Il tecnico del Venezia non rinuncia a descrivere la partita del Penzo per quello che è stata in realtà, cioè un dominio totale del Milan evidentemente tonificato dalla sosta natalizia. Di sicuro è stato importante il recupero di alcuni dei numerosi infortunati, soprattutto di Leao, giocatore che mese dopo mese dopo mese è protagonista di una crescita impressionante e che attualmente ha mezzi tecnici e fisici come pochi attaccanti in Europa.

Ma di certo, al di là delle defezioni che diminuiscono numericamente ma persistono anche attualmente, il Milan che si è visto contro Roma e Venezia è tutta un’altra cosa rispetto a quello che aveva concluso il 2021. Il girone d’andata compresso in 4 mesi e inframmezzato dalle 6 partite di Champions League ci aveva riconsegnato una squadra appannata mentalmente e stanca mentalmente. La sosta è stata dunque una manna dal cielo e, lo ammette lo stesso Pioli in prospettiva, anche l’esclusione dalle coppe europee. Il rischio di ripetere il calo verticale delle prime settimane del girone di ritorno della scorsa stagione era dietro l’angolo, ma Pioli e la società sono stati lungimiranti nel pianificare una ricarica rapida delle batterie fisiche e mentali. Gli effetti si stanno vedendo in queste prime partite e adesso, parole di Zanetti, “il Milan può dare 3-4 gol a chiunque”. Se i rossoneri riuscissero ad arrivare in queste condizioni psicologiche e tecniche alla doppia sfida con Juve e Inter e se dovessero uscire indenni da questo doppio confronto, allora sì che si potrà pensare al Milan come a una credibile alternativa dell’Inter nella corsa scudetto.
La differenza rispetto allo scorso anno sta principalmente nella crescita di consapevolezza di forza da parte di alcuni giovani elementi che avevano grandi qualità ma non sempre riuscivano ad esprimerle con continuità. Tra questi citiamo alla rinfusa i migliori di Venezia: Theo Hernandez, Leao, Tonali e Kalulu. Questa crescita di consapevolezza ha anche fatto sì che il Milan, tra l’anno scorso e quest’anno abbia perso quasi del tutto quella che appariva evidentemente come una marcata Ibra-dipendenza. Non vogliamo dire che Ibra sia un peso, ma di sicuro a differenza dell’anno scorso, la sua assenza non influisce in maniera così decisiva su prestazioni e risultati. E i numeri lo dicono. Ibra in area avversaria è e resta l’attaccante più “dominante” del campionato di Serie A, ma sicuramente nello sviluppo del gioco la partecipazione dello svedese é relativa. Ciononostante, quando la squadra vanta una condizione atletica tale da potersi tranquillamente la presenza del poco mobile Ibra in fase di copertura e costruzione del gioco, lo svedese rimane solo un’arma micidiale in area avversaria, non un peso.

Ora il Milan è atteso dalla partita con lo Spezia, prima di Juve e Inter, proprio quella squadra che un anno fa aveva chiaramente decretato la frenata rossonera in chiave scudetto. Il Milan era sceso in campo in Liguria con la testa già al derby, se stavolta invece i rossoneri affronteranno la partita con la determinazione giusta e la voglia di vincerla, allora significherà che davvero potranno giocarsela fino in fondo per il titolo.