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Sampdoria:| Marilungo, serata amara

Sampdoria:| Marilungo, serata amara

  • M.O.

L'Ottantanove corre più del Novantanove, rincula, picchia, va di testa, prova lo scambio stretto. E probabilmente dialoga con Dio o meno teologicamente con la dea della sfiga quando entra in area da sinistra e sembra avere beffato Isaksson. Ma gli incroci fortuna-sfiga si materializzano su quello palo-traversa e il braccio di Mulinello torna ad allungarsi, con il pugno chiuso, rabbioso. E ricomincia a correre, va sul portiere che cincischia su un rilancio e per poco non lo uccella, costringendolo al rinvio con scivolata al limite dell'area. Davvero tosto perché ripiega su tutti, spalla, piede, petto, testa e lingua per mandare qualche avversario a quel paese. Non risparmia nulla polmoni compresi. Braccio sconsolato senza pugno quando Toivonen agguanta il pari. Non molla mai, Mulinello. Rincorre la palla anche con lo sguardo, potesse colpirla anche con quello sfonderebbe la rete.

La palla la prende su un assist di Pazzini e la gira con una rabbia clamorosa ma un altro pivot, Hutchinson, gliela rimpalla e butta via dal cesto. Mulinello non ci sta quando Bouma e Pieters lo mettono in mezzo e si accapiglia con quelli più grossi di lui che gli tolgono mezza maglia. A lui il braccio diventa subito rigido con il pugno chiuso che scivola su una maglia bagnata delle 'lampadine'. Sventagliata di giallo, poteva essere un rosso-cortocircuito e Mulinello non lo avrebbe meritato. Peccato per quell'incrocio della vita (del pallone) fermatosi su quello tra palo e traversa. Peccato, peccato che la rabbia rovini tutto con quel braccio teso e pugno sul pallone a protestare, il giallo è rosso e va via prima degli altri.

(Il Secolo XIX)

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