31
Conficcate entrambe nel fondo dell'imbuto della classifica, Sampdoria e Genoa si affrontano come due morituri in vista del patibolo. Potrebbero finire entrambe con la testa nel paniere del boia oppure scampare alla "morte" sportiva, quale sarebbe la retrocessione in Serie B. Presumibilmente alla fine dei giochi soltanto una delle due si sottrarrà alla lama della ghigliottina. Tralasciando la truculenta metafora, la storia è chiara: chi perdesse il derby della Lanterna numero 125, (il 78esimo in Serie A) fatalmente sarebbe candidato scendere in B. 

Soffre di questa predestinazione soprattutto il Genoa che marcia (si fa per dire) al penultimo posto in classifica, a quota 25 punti, cinque gradini sotto la rivale che al momento galleggia a 30 punti, ai margini della zona contaminata. Inutile stilare tabelle e azzardare pronostici scritti sull'acqua. Sabato alle ore 18 nello sgangherato catino di cemento e acciaio in riva al famigerato torrente Bisagno (quello delle periodiche alluvioni) andrà in scena un autodafé calcistico destinato a segnare il destino prossimo futuro delle squadre genovesi. 

"La partita vale tre quarti della stagione", ha osservato Giampaolo nella conferenza stampa della viglia.  Preconizzando una gara "agraria e sporca", definizione che è tutto un programma. Blessin in settimana ha mostrato ai suoi filmati di animali feroci in caccia, una ricetta che il Genoa proverà a trasferire sul campo.  Il calendario asimmetrico si è divertito a programmare la stracittadina quasi in fondo al tunnel e non ci saranno ampi margini per recuperare il terreno perduto. Per sperare ancora il Genoa deve soltanto vincere, alla Sampdoria potrebbe bastare il pareggio però Giampaolo ha chiarito: "Giocheremo per vincere". Sensi prenderà il posto dello squalificato Rincon, resta il dubbio se sarà Sabiri ad affiancare l'unica punta di ruolo (Caputo o Quagliarella) o se si partirà col 4-5-1 come a Verona. Il Genoa scenderà in campo col 4-2-3-1, in attacco ballottaggio a tre per una maglia fra Destro, Yeboah ed Ekuban. Bilancio storico favorevole ai blucerchiati. Nelle 106 gare ufficiali, 41 vittorie della Sampdoria, 26 del Genoa e 39 pareggi. In Serie A 76 incontri con 30 successi della Sampdoria, 18 del Genoa e 29 pareggi. 

Questa volta non è in palio soltanto la supremazia cittadina, il totem minore al quale Sampdoria e Genoa da qualche anno restano aggrappate in mancanza di traguardi più prestigiosi. Mai come oggi è una questione di pura sopravvivenza, calcistica s'intende. In una città che vive di calcio, essendole negato qualsiasi altro palcoscenico sportivo professionistico di alto livello (niente basket, niente pallavolo, niente automobilismo, niente di niente se non l'appendice acquatica della pallanuoto rivierasca a Recco) la palla che rotola sul prato rimane l'unico gingillo che smuove la passione e infiamma i cuori. 

Due tifoserie separate da una rivalità acerrima, malmostosa, guastata da decenni di delusioni e insuccessi (breve, troppo breve la fulgida parentesi della Samp d'oro di Paolo Mantovani, ancor più effimero il lampo rossoblù con Aldo Spinelli) si ritroveranno nel tempio dedicato a Luigi Ferraris, socio del Genoa, caduto della Grande Guerra, con i cuori in tumulto, visitati dalla paura che soffoca e manda la pressione a mille. Si annuncia un derby allo spasimo, nessuno spazio all'estetica, mulineranno le squadre spadoni e durlindane, sospinte dall'urlo del pubblico. Coreografie immaginifiche di qua e di là, nel catino bollente trasformato nell'arena circense. Il gegenpressing del teutonico Alexander Blessin (sette pareggi, tre sconfitte e due vittorie) contro il calcio ragionato (anche troppo) del Maestro Giampaolo (tre vittorie, otto sconfitte e un solo pareggio). Sturm und drang, tempesta e assalto opposti al calcio dialogato e reticolato del tecnico di Giulianova. Un tiki-taka primigenio che vorrebbe scimmiottare il registro tattico del Barcellona di Guardiola, ma risulta spesso stucchevole. Dall'altra parte un calcio d'assalto minato da una sterilità offensiva deprimente: appena 4 gol segnati in dodici gare. Una miseria. 

Bilanci entrambi deficitari – la classifica parla chiaro – per Sampdoria e Genoa e fosse soltanto lì il problema che resta comunque bello grosso. Le due società, la Sampdoria soprattutto, sono alle prese con situazioni spinosissime. La vigilia del derby di andata – vinto dai blucerchiati per 3-1 con D'Aversa in panchina - l'allora presidente Massimo Ferrero venne arrestato e tradotto a San Vittore, schiacciato da accuse pesantissime: una mitragliata di reati societari (tra i quali la bancarotta fraudolenta) legati a quattro società calabresi del gruppo di famiglia. Ferrero è tuttora agli arresti domiciliari assieme alla figlia Vanessa e al nipote Giorgio, pure loro indagati dalla procura calabrese di Paola, che ha trasmesso un mese fa l'avviso di chiusura delle indagini e chiederà il rinvio a giudizio degli otto personaggi indagati. 

Cosa c'entra la Sampdoria in questo pasticciaccio di carte bollate? Riassunto. La società era stata ingabbiata in un trust di scopo di diritto estero, il Rosan, a garanzia della procedura di concordato preventivo che avrebbe dovuto salvare dal fallimento altri due pezzi della galassia Ferrero, la Eleven Finance (proprietaria di cinema) e la Farvem (immobili alla periferia di Roma) minacciate di fallimento da un "buco" da 160 milioni di debiti non onorati. La vendita del club blucerchiato avrebbe dovuto scongiurare il fallimento delle due società, senonché la vicenda penale calabrese ha ingarbugliato le tessere del mosaico. Dei concordati si sono perse le tracce, la Sampdoria è rimasta sospesa per aria, costretta a tirar avanti con le forze a disposizione che sono scarse. Il bilancio in via di approvazione proprio alla vigilia del derby segnala un rosso di gestione di oltre 24 milioni che verrà ad accumularsi alle altre sofferenze: un indebitamento che ha sfondato abbondantemente i 100 milioni di euro e si annuncia a salire; un indice di liquidità (rapporto fra attività e passività correnti) che mette in dubbio addirittura l'iscrizione al prossimo campionato, soprattutto se dovesse essere in Serie B. Eppure nell'estate del 2019 la tavola era stata apparecchiata per i tycoon Jamie Dinan e Alex Knaster (attuale azionista di maggioranza del Pisa), pronti a versare 80 milioni di euro cash nelle tasche di Ferrero e a insediare Gianluca Vialli alla presidenza della Sampdoria. All'ultimo istante, il Viperetta disse che quei soldi non bastavano e l'affare saltò. 

Nell'attuale quadro desolante, figlio spurio della disinvolta gestione dell'incerto produttore romano, Massimo Ferrero, che otto anni fa si ritrovò in dote gratuita il club con tanto di dotazione finanziaria cash (65 milioni di euro) e fideiussioni connesse garantite dalla vecchia proprietà, la famiglia Garrone-Mondini, la nuova dirigenza ha le mani legate. Giuridicamente il rappresentante legale della Sampdoria è il commercialista veneziano Gianluca Vidal. A suo tempo nominato da Ferrero quale trustee (ossia custode) del trust, Vidal è dunque l'unico che può decidere la vendita del club, purché alle condizioni fissate dal tribunale fallimentare e previo consenso dei creditori di EF e Farvem, consenso finora mai pervenuto. I quattro dell'Ave Maria (il presidente Lanna, il vice Romei, già braccio destro di Ferrero, i consiglieri Bosco e Panconi, maghi dei numeri) si destreggiano fra prestiti, scadenze, stipendi da pagare (tutto in regola finora) però nel perimetro dell'ordinaria amministrazione. La variabile Serie A-Serie B inchioda qualunque pretendente – si parla da mesi di un gruppo arabo – e il limbo avvelena i pozzi. La Sampdoria è come un'automobile senza benzina, ferma in un parcheggio. Il proprietario è ancora Massimo Ferrero (precisamente la figlia e il nipote ma fa lo stesso), tutti e tre sono stati inibiti dal compiere qualunque atto giuridico. Vidal ha le chiavi dell'auto (ergo può disporre del club) ma se non arrivano compratori è destinato a restare con un pugno di mosche. In tutto questo bailamme la Sampdoria rischia di fare la fine dell'agnello pasquale, sacrificato per coprire i guai altrui, cioè dei Ferrero. 

La condizione del Genoa è sensibilmente diversa. Una nuova proprietà è arrivata a novembre dell'anno scorso, quando i 777 Partners, una società di investimenti privati con sede a Miami, negli Usa, valore stimato tre miliardi di dollari. Ha acquistato nel frattempo lo Standard Liegi e il Vasco da Gama, ha conservato la quota nel Siviglia e si appresta a mettere le mani sul Red Star Fc di Parigi. Aveva rilevato il Genoa cfc da Enrico Preziosi, presidente-proprietario negli ultimi 18 anni, promettendo di riportare il Grifone all'onore del mondo. Il primo passo però era affondato nel pantano. L'ingaggio come allenatore di Andriy Shevchenko (in sostituzione di Ballardini) si era rivelato un flop clamoroso. In due mesi e undici gare ufficiali tra campionato e coppe il Genoa aveva raccattato appena una vittoria, tre pareggi e sette sconfitte. E Sheva era stato accompagnato alla porta. Con il suo calcio aggressivo e spregiudicato, anche se non prolifico (appena quattro gol segnati in 12 gare), Blessin ha sferzato l'ambiente rossoblù rassegnato alla caduta. Il derby è davvero l'ultima spiaggia per ribalzare la stagione. Oltre c'è il baratro, con Juve e Bologna a Marassi e Napoli al Maradona. 

Tra i nuovi proprietari e l'ex Enrico Preziosi (rimasto nel cda ma senza voce in capitolo) è scoppiata una bella grana. 777 Partners contestano una ventina di milioni di debiti nascosti ed emersi successivamente al closing. Preziosi resiste alla pretesa e reclama il pagamento integrale dei 60 milioni pattuiti (gli americani si erano accollati anche 110 milioni di debiti e ne hanno investiti già una cinquantina). L'ex patron ha già annunciato che non voterà il bilancio – l'assemblea dei soci è stata convocata con grande tempismo proprio il giorno del derby! – e si prepara a chiedere il sequestro delle azioni del club a garanzia di quelli che ritiene essere i propri crediti esigibili. Per qualche settimana si era tentato una composizione amichevole, ma ora le posizioni fra le parti appaiono inconciliabili. Scatteranno le diffide, le carte bollate e i sequestri. L'arbitrato è dietro l'angolo. Brutta pagina, ma si sa che col Grifone la bonaccia non è prevista sul quadrante marino.