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Sampmania: la polvere sotto al tappeto

Sampmania: la polvere sotto al tappeto

  • Lorenzo Montaldo
Probabilmente, potremmo cedere i diritti tv delle partite della Sampdoria a qualche emittente del digitale terrestre specializzata in reality e americanate varie. Quelle robe che ti metti in sottofondo alla sera mentre ceni. ‘Difese da incubo’, volendo riusciamo a tirar fuori anche una serie tv di qualche puntata. Lo sfacelo del primo tempo di ieri, peraltro, non fa altro che riecheggiare lo sfacelo societario impegnato a sbriciolare la Sampdoria. 

Hai voglia ad inaugurare i Samp City, ci vuole persino coraggio a chiedere di dedicare articoli di lodi sperticate a simili iniziative imprenditoriali. Hai voglia a millantare fantomatiche aperture di altri punti vendita a Londra, Madrid o Timbuctù, hai voglia a barrire ai quattro venti quotazioni irrazionali per la tua società. Attenzione, la credibilità della Sampdoria non si è sgretolata ora, anche se a qualcuno è sfuggito. E’ frantumata da anni, per un po’ si è tentato di nascondere la polvere sotto al tappeto, ora però lì non ci sta più neppure un granello, e la spazzatura esce da tutte le parti.

Il problema non è tanto Sampdoria-Lazio in sé. Credo che nessuno si aspettasse una vittoria blucerchiata come unica opzione possibile. Probabilmente i tifosi blucerchiati avrebbero pure digerito, a fatica, le tragicomiche reti incassate nel primo tempo, quando la partita sembrava un cinepanettone, con la Sampdoria interpretata da Boldi nel personaggio dello scoreggione goffo, imbarazzante e imbranato. Il problema, grosso, è che la squadra ora è il perfetto specchio di una società gestita in maniera amatoriale, il campo è solo una carta carbone delle grottesche figuracce inanellate senza soluzione di continuità. 

Pronti? Ricapitoliamo? Vi avviso, vanno lette tutte d'un fiato. Le scriverò volutamente come un unico flusso di coscienza. Solo per rimanere agli ultimi mesi ricordiamo, in rapida successione, un allenatore scelto all’ultimo giorno utile seguendo il criterio del minor costo, un direttore sportivo prima promosso e poi di fatto licenziato, un tecnico convocato a Milano costretto ad interrompere l’allenamento, ritiro sì, anzi no, anzi sì ma solo di qualche giorno, D’Aversa lo esonero anzi no, ma intanto faccio sapere di aver contattato almeno due allenatori, nel frattempo tratto Ramirez e invece no, Faggiano non si vede da una settimana ma è perché sta preparando il calciomercato (da una settimana!) anche se le operazioni sono bloccate dall’assenza di liquidità, ora l’allenatore è di nuovo in bilico ma forse resta anche da sfiduciato fino al derby. A tutto questo, sommiamo le voci societarie incontrollate, vendo io-vendi tu-non si vende-arrivano gli americani-no gli arabi, Vidal è a Dubai ma forse sì, forse no, apro lo store ne apro un altro a Londra, voglio 170 milioni anzi no decide il Tribunale. Ecco, questa è oggi la Sampdoria.
E ho tenuto volutamente fuori la sciagurata conduzione del mercato estivo, meriterebbe un paragrafo a parte.
Sarebbe sufficiente  una, una soltanto di queste situazioni in qualunque società professionistica per parlare di caos. Qua no, qua le scontiamo tutte insieme. Guai ad essere preoccupati, però, altrimenti è il tipico maniman genovese, il mugugno libero. Bisogna alzare gli occhi e sottolineare i -6 punti dal sesto posto (nel frattempo sono diventati 12, ma pazienza), guardare il bicchiere mezzo pieno. A vederlo, il bicchiere. Sarebbe già qualcosa. Tornando al campo, per quanto risulti quasi frivolo trattare tale argomento nel bel mezzo di una tempesta del genere, viene da dire che quella con la Lazio è stata la solita Sampdoria. Quella dipinta come il Barcellona dopo due vittorie consecutive, quella del ‘chiedete scusa a D’Aversa’ dopo due risultati utili. La verità è che la Samp è così: niente di speciale, una squadra in grado di battere avversarie più o meno alla sua portata, e contemporaneamente capace di sgretolarsi alla prima difficoltà, incappando in tremende figuracce.

Cosa c’è da cambiare? Tutto, ma partirei dalla difesa, dato che mi sembra l’unica zona di campo in cui è possibile apportare qualche modifica sostanziale. Via Chabot, via Ferrari, dentro Colley, Yoshida e al massimo Dragusin. Poi c’è poco altro da fare. Incrociare le dita, sperare in un doppio risultato utile con Genoa e Venezia, e augurarsi di concludere il prima possibile questo strazio.

Nota in calce: vi scrivo questo pezzo la domenica sera, con l’incavolatura ancora fresca, il freddo nelle ossa e, soprattutto, pochissime certezze in merito al futuro del tecnico. Si parla di esonero di D’Aversa. Io sono sempre stato estremamente scettico nei confronti dell’allenatore, anche quando, in estate, erano partite le fanfare di partito. Però, cambiare ora non avrebbe alcun senso logico, dal momento che le alternative su piazza non garantiscono questa diametrale rivoluzione copernicana. Seriamente credete alla storia Stankovic? Un allenatore sotto contratto con la Stella Rossa fino al 2024, fresco di rinnovo triennale, in piena lotta per il campionato serbo contro i rivali di sempre del Partizan e impegnato nel passaggio in Europa, peraltro privo di qualsivoglia esperienza in Serie A, disposto a mollare tutto per raggiungere Ferrero e provare a salvare la Sampdoria? Va bene che siamo sotto Natale, ma i miracoli, per esperienza, di solito li trovi soltanto nel film della Vigilia.
 

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