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Come è possibile che questa sia la stessa squadra che ha sconfitto la Juventus? E' la domanda che mi rimbomba nella testa, dopo aver assistito allo squallido spettacolo offerto dai blucerchiati a Benevento. Abbiamo parlato tante volte di 'periodo', di momento di flessione e di difficoltà. I periodi, però, hanno una data di scadenza, e prima o poi finiscono. Se durano un mese e mezzo, a non funzionare è qualcosa di ben più grave. Continuare a nascondersi dietro ad un dito non fa bene nè alla Samp, nè ai suoi tifosi, perchè per crescere bisogna prendere coscienza dei propri punti di forza, e delle proprie debolezze. Crescere significa non sminuirsi, non scappare dai problemi bensì affrontarli. Le difficoltà di Quagliarella e compagni in trasferta inizialmente potevano essere un caso, ma le coincidenze iniziano a diventare troppe. Tre indizi fanno una prova, e la 'prova' in questo caso è che la Sampdoria ha un problema lontano dal Ferraris. Anzi, più in generale, sembra che parecchi interpreti blucerchiati tirino i remi in barca quando mancano le motivazioni, o quando l'avversaria non ha il blasone di un Milan, di un Inter o di una Juventus.

Al Benevento è andata in scena forse la peggior Samp della stagione. Una squadra molle, svogliata, stanca, senza idee e senza mordente. Sembrava che i doriani si fossero trascinati al Vigorito più per marcare visita che per vera ambizione. Qualcuno ha paragonato questa sconfitta al 4-2 di Nocera del 2011. Oltretutto, la Samp lenta e impacciata vista in terra campana era stata premiata oltre i suoi meriti dal gol di Caprari, una rete che aveva illuso i tifosi blucerchiati per qualche minuto, pensando ai tre punti guadagnati nella corsa all'Europa. Un'illusione durata pochissimo, perchè già dai primissimi tocchi del secondo tempo si era capito che il Benevento avrebbe raddrizzato il match, sino a ribaltarlo completamente. E non diciamo che è mancata la fortuna, perchè in realtà la dea bendata a Benevento aveva baciato la Samp. L'inseguimento alle Coppe in questo momento è solo una chimera. La classifica magari racconta una realtà diversa, ma proseguendo su ritmi del genere si rivelerà un fuoco di paglia. 
Il Benevento ha fatto esattamente quello che De Zerbi chiedeva per mettere in difficoltà i blucerchiati. I giallorossi sono stati perfetti: blocchi asfissianti e continui su Torreira, in modo da mozzare la creatività doriana, pressing alto sulle fasce per sfruttare il ventre mollo della squadra di Giampaolo. Semplice, lineare, dannatamente efficace. A ciò aggiungiamo le difficoltà atletiche di alcuni giocatori, e i limiti tecnici di altri interpreti, e la frittata è servita. Giampaolo invece merita un discorso a parte. Va criticato? Probabilmente sì, ha sbagliato anche lui. Se la Samp è già in debito d'ossigeno, e se manca a livello mentale, è colpa anche del tecnico. Oltretutto, l'allenatore da alcune giornate non riesce più a influenzare l'andamento dell'incontro con i suoi cambi, inventando poco (anche per i problemi fisici di tanti titolari, sia chiaro) e utilizzando scarsa creatività nella gestione dell'incontro. Io però penso che Giampolo abbia le qualità per condurre la Sampdoria fuori dalla crisi in cui è sprofondata. Serve lucidità, forse anche qualche piccola correzione ad un integralismo talvolta esagerato, ma può riuscirci. La stessa lucidità comunque che serve anche a quella fetta di pubblico – piccola, per fortuna – che chiede la testa di un allenatore sesto in classifica e capace di far rendere una squadra ben oltre le sue qualità. La Sampdoria si sta ancora agitando alla ricerca della sua dimensione, Pradè ha sottolineato che a questa formazione manca il salto di qualità, ed è sicuramente vero. Ma se c'è una possibilità di farlo, è con Giampaolo. Non senza di lui.