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    Sampmania: Osti il parafulmine e la scelta del ds

    Sampmania: Osti il parafulmine e la scelta del ds

    • Lorenzo Montaldo
    Forse ve ne sarete accorti: il nuovo, grande argomento di discussione in casa Sampdoria riguarda la figura del direttore sportivo. Tutto questo polverone è stato sollevato dal fatto che, come avviene ormai da tempo, Massimo Ferrero sta rimandando sino all’ultimo giorno possibile i discorsi relativi al prolungamento contrattuale di Carlo Osti e Riccardo Pecini. Perché lo faccia, è un mistero, ma questo è un altro discorso. La vicenda però ha solleticato il pubblico blucerchiato, che tralasciando la questione Covid-19 era comunque esasperato e frustrato da una stagione orrenda, con la tifoseria che sogna un’inversione di rotta per quanto riguarda le strategie di mercato. Mentre la Serie A si appresta a calare il sipario sul campionato, possiamo finalmente definire fallimentare, senza paura di offendere qualcuno – e soprattutto senza essere accusati di voler destabilizzare l’ambiente e di ‘godere’ delle sconfitte – il cammino della Samp in questa strano, stranissimo 2019-2020. O c’è ancora il rischio di influenzare la squadra, i giocatori, il magazziniere, il vicino di casa?

    Parecchi individuano il colpevole ultimo e unico delle recenti miserie doriane nella dirigenza, intesa come Ferrero e Romei, ovviamente, ma anche e soprattutto come Carlo Osti. Anzi, il povero ds doriano, costretto a inventarsi arzigogolati stratagemmi per dotare la Samp di giocatori discreti e funzionali al progetto, il tutto senza sborsare  un centesimo, viene additato spesso come principale responsabile delle ristrettezze doriane. Ora, lungi da me tirare fuori in questo Sampmania una lunga apologia del dirigente, che comunque ritengo persona ricca di dignità, affezionata alla Samp (è qui da 8 anni) e di tutt’altra caratura morale rispetto ad altri elementi presenti oggi a Corte Lambruschini.  Non ne stilerò un’arringa difensiva anche perché dal punto di vista del mercato il buon Carlo ha cannato più di qualcosa. D’altro canto una stagione disastrosa non la costruiscono certo soltanto una o due persone, ci vuole un bel concorso di colpa.

    Mi limito a prendere spunto dalla questione per sottoporvi un interrogativo. Credete che un direttore sportivo giovane, promettente e in rampa di lancio oggi sceglierebbe la Samp? Pensate che un Faggiano, un Foggia o un Vagnati accetterebbero una proposta proveniente dal Doria senza battere ciglio? Astraetevi per un secondo dalla dimensione Samp, per quanto possibile, e cercate di guardare la questione con occhi neutrali: un dirigente di una certa caratura, in questo momento, quanto interesse pensate che potrebbe avere a sposare il ‘progetto’ Samp? Una cosa che ho imparato a non sottovalutare nelle scorse stagioni è la capacità persuasiva di Ferrero, che a Genova aveva portato due personaggi di spessore assoluto come Sabatini e Pradé. Le prospettive di quella Samp, però, sembravano decisamente diverse. Non penso sia un caso che entrambi abbiano scelto di emigrare il prima possibile in piazze come Firenze e Bologna, alla corte di proprietà americane e facoltose, dove hanno maggior disponibilità economica e più potere decisionale, abbandonando senza troppi rimpianti Ferrero e Genova.

    Scegliere un buon direttore sportivo è il primo passo per costruire qualcosa di importante. Chiedere a Beppe Marotta - il più grande fuoriclasse della Samp negli ultimi vent’anni - per ulteriori informazioni. In effetti al Doria siamo sempre stati piuttosto longevi per quanto riguarda la figura del direttore. Dopo Marotta, c’è stato il travagliato interregno Gasparin-Tosi, prima dell’avvento di Sensibile, durato un anno e mezzo. Da lì in poi, il Doria è sempre stato un feudo di Carlo Osti, arrivato a dicembre 2012 e capace di collaborare con due proprietà, sette allenatori e svariate figure ‘pesanti’ nell’organigramma societario, a partire da Ferrero e Romei arrivando sino agli stessi Sabatini e Pradé. Evidentemente le doti diplomatiche, cruciali per un direttore sportivo vincente, non gli mancano.

    Ritengo anche che il povero Carlo Osti sia pure vittima di un processo tutto sampdoriano, almeno ultimamente, che tende in alcuni casi ad addossare tutti i meriti in maniera acritica su alcuni, facendo scivolare i demeriti su alcune figure di comodo. Vi faccio un esempio: quando il Doria azzecca un allenatore, un giocatore a parametro zero o un acquisto di prospettiva, la gloria viene quasi sempre equamente divisa tra i responsabili dello scouting il presidente, che “Avrà anche i suoi difetti, ma a livello gestionale non gli puoi dire nulla” (frase trita e ritrita, almeno sino a quando non si è iniziato davvero ad accarezzare il sogno Vialli). Viceversa, quando l’allenatore è sbagliato, i giocatori non rendono e gli acquisti non funzionano, la colpa è quasi sempre del povero Osti, utilizzato da parafulmine valido per tutte le stagioni. Mettiamoci d’accordo: o non conta nulla in fase di scelta, e allora non gli si possono attribuire soltanto i fallimenti, oppure svolge il suo ruolo e come tutti alterna grandi colpi a cantonate.

    Penso che il buon Carlo abbia sbagliato parecchie volte a livello comunicativo. La frase pronunciata a metà gennaio su Caprari (“Resta? Non lo so, vedremo il 2 febbraio”) è emblematica in questo senso. Ma prima di lasciarlo andare via a cuor leggero, sarebbe opportuno avere la certezza di poter inserire in organico un elemento valido almeno tanto quanto l’ex ds di Lecce e Lazio. Pensare di vedere alla Samp di oggi un dirigente giovane, capace e in rampa di lancio ritengo sia particolarmente utopistico. Per disponibilità economiche e possibilità di carriera ad oggi esistono parecchie piazze molto più appetibili di quella blucerchiata. A mio modo di vedere poi la figura del direttore è l’unica in cui gli azzardi sono da evitare nella maniera più assoluta. Servono gavetta, tanta, conoscenze solide, una fitta rete diplomatica e di contatti, che si può costruire soltanto con il tempo, e grande attenzione. Va bene la scommessa, ma estremamente calcolata. Altrimenti, scelgo l’usato sicuro.

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