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    Sampmania: 'tribuna sino al 2020'? Fa ridere

    Sampmania: 'tribuna sino al 2020'? Fa ridere

    • Lorenzo Montaldo
    Come si riconosce un ­'campione'? Alle volt­e è sufficiente un co­lpo di genio, un'idea­ che non sarebbe potu­ta venire a nessun al­tro. Il cucchiaio di ­Totti, per esempio. In altre occasioni invece l­'etichetta magari te l'affib­bia un giornal­ista particolarmente ­ispirato: 'Drogbaaa, ­meravigliosamente Dro­gba', s­appiamo tutti da dove­ origina.

    Altre volte il campione è quello che dà qualcosa in più rispetto agli altri, che si carica la squadra sulle spalle da solo. Gerrard nella notte di Istanbul: serata orribile per i milanisti, ma quella corsa del numero 8 verso il centrocampo, mentre rotea le braccia per gonfiare l'orgoglio di pubblico e compagni è stata una delle immagini più romantiche degli ultimi anni. La definizione di fenomeno, poi, è ancora più labile e meriterebbe un altro articolo ancora a parte. Ecco perchè ho tenuto fuori volutamente i Pelè, i Maradona, i Cruyff e i Ronaldo dall'elenco. A mio modo di vedere rappresentano un gradino successivo della scala evolutiva del calcio, l'ultimo.

    Tornando al campione però c'è anche un altro caso che lo definisce: si è campioni semplicemente perché tutti lo riconoscono. Qualunque centrocampista, dalla Serie A alla terza categoria, dirà di ispirarsi a Pirlo, o a Xavi, o a Iniesta. Qualcuno anche a Gattuso.

    Torreira, ovviamente, non è ancora neppure lontanamente vicino a questi giocatori. Però ha qualcosa di speciale, che lo rende differente. Basta guardarlo.giocare uno spezzone di partita, te ne rendi conto subito. È geometrico, essenziale, diretto. Quasi minimalista. Fa la cosa più semplice, che è quasi sempre la più giusta. E le giocate più difficili, anch'esse sembrano uno scherzo perchè quel cervello è perfettamente sincopato con le gambe. Non salta un battito. Può migliorare, ovviamente, come il 99% dei giocatori della terra. Ma se lo vedi mezz'ora, te ne innamori. Chiunque tu sia, senza eccezioni.

    Insomma, in comune con i 'Campioni' ha che piace proprio a tutti. Non si sente nessuno definirlo 'sopravvalutato', come non si sentiva a suo.tempo di Verratti. Perché? Perché è oggettivo, questo è un giocatore diverso dagli altri. E' magnetico, ti attrae. Tutto questo romanticismo, però, si scontra con la legge del mercato. Quella regola - comprensibile - che rivela una semplice verità: quando hai uno così, lo vogliono anche gli altri. Anche perchè potresti ritrovarti tra le mani il potenziale 'crack' del futuro, magari con una spesa relativamente contenuta. 

    In questa situazione, ognuno fa il gioco delle parti. Una recita che riesce benissimo a tutti. Torreira fa quello che deve fare: tace e gioca. Il procuratore, invece, parla. Si fa 'odiare', come fece a suo tempo l'agente di Zaza, quello di Icardi e pure quello di Gabbiadini. Fa il parafulmine, lancia il messaggio ma nel contempo lo trasmette senza il filtro del giocatore, che lo renderebbe ancora più pesante e che farebbe diventare la situazione insostenibile. "Non abbiamo rinnovato con la Sampdoria, e l'obiettivo sarebbe quello di andare in un altro club". Lapidario, chiarissimo, antipatico. Eppure non lo ha detto Torreira, lo ha detto Betancourt. Se la vicenda precipitasse in maniera imprevedibile, state pur certi che questo sarebbe il primo messaggio a passare. Oltretutto, diamogli atto di aver messo le carte in tavola per tempo. Non a mercato inoltrato, magari verso il termine della sessione. La Sampdoria, dal canto suo, cerca di monetizzare. Forte di un contratto lungo, sino al 2020, ma presa anche tra l'incudine di una potenziale offerta cosiddetta 'impossibile da rifiutare' e la volontà del giocatore, che pare essere abbastanza chiara. 

    I tifosi, invece, si immedesimano giustamente nel ruolo di chi si indigna e si arrabbia. Se ho il giocattolo più bello di tutto il parco, non voglio che arrivi uno più ricco di me e mi obblighi a venderlo. E non voglio neppure che il giocattolo dica espressamente di non voler più stare con me, men che meno voglio darlo via ad un prezzo minore di quello che io gli attribuisco. Logico e comprensibile. Però mi fa sorridere chi propone l'ostracizzazione di Torreira, brandendo l'arma della "tribuna fino al 2020" per convincerlo a ragionare.

    Svalutare un capitale, deprezzare un investimento per un capriccio e un cavillo? Rinunciare ad un'offerta a doppia cifra  solo per tenere il punto, per insegnare che "alla Sampdoria non si fa ciò che si vuole"? Con il rischio magari di una guerra burocratica con un ragazzino del 1996 che sino ad oggi ha fatto egregiamente quello che deve fare, ossia giocare. Semplicemente, questa è una storia in cui non ci sono nè i buoni nè i cattivi. E' una storia di mercato, del mercato di oggi ma anche del mercato di ieri. Non c'è nulla di nuovo sotto il sole, nulla di diverso o di innovativo. Torreira se ne andrà, adesso o a giugno (se dovessi indovinare, a sensazione direi giugno) e il suo posto verrà preso da un altro giocatore.

    Mettetevi il cuore in pace, non sarà un campione. Probabilmente sarà giovane e magari, se la Samp sarà brava e fortunata, sarà un potenziale campione, un po' come Torreira, altrimenti Giampaolo si ritroverà con un onesto mestierante. Non vuol essere polemica, ma semplice analisi dei fatti. E a Corte Lambruschini depositeranno in cassa un bell'assegno che consentirà alla Samp di chiudere un'altra sessione di mercato in positivo, o almeno in pareggio. Inserendosi nel solco dell'autofinanziamento, già ampiamente tracciato in passato.

    Ma non invochiamo la panchina per Torreira. Godiamocelo finchè possiamo, veder sbocciare un predestinato è sempre appagante. Per fare un campione, poi, ci vogliono tante componenti, tecniche ma anche umane. A Torreira auguro di averle tutte. 

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