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Per discutere il passaggio di Sarri alla Juventus dovremmo prima decidere da quale angolazione temporale guardarlo, dal Sarri-ante Juve o dal Sarri-post Juve. Poi dovremmo stabilire se prendere in esame il Sarri-professionista o il Sarri-personaggio. In tutti i casi, il materiale che questo ex bancario offre alla prossima stagione è molto interessante, molto più di quanto lo era stato oltre trent’anni fa il passaggio di Sacchi al Milan. Arrigo era un personaggio da scoprire, Sarri tutti lo conoscono e ora alcuni lo disconoscono.

Un’accanita e acuta tifosa juventina aveva suggerito un riferimento alla Venditti, compagno di scuola ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu. E’ lo spunto per la prima angolazione: il Sarri pre-Juve (non solo quello di Napoli, ma anche quello di Empoli) aveva raccolto la massiccia adesione del movimento anti-juventinista, era l’allenatore che diceva agli arbitri “io vi comprendo, quando vedete le strisce non capite più nulla”, era quello che, di fronte alla formula della Coppa Italia, che esclude le grandi a inizio torneo, sosteneva che fosse la competizione meno democratica del mondo. Ostentava, anche in modo talvolta grezzo, la differenza col resto del circo che frequentava: “Signorina, non la mando a... perché è carina”, in conferenza stampa. Oppure il “finocchio” a Mancini in panchina. Non sono omologato e tanto meno omologabile, così pensava se stesso. Alla fine Sarri è entrato in banca, con tanto di cravatta scura, con la tuta chiusa nel cassetto e perfino con una certa affabilità. Il Sarri pre-Juve non esiste più, semplicemente perché ora è della Juve. Il primo atto è stato molto sobrio. La conferenza stampa era un passo fondamentale per entrare nel mondo juventino, il mondo del potere come lui lo vedeva prima di esserne attratto e assorbito. Non dirà parolacce gratuite, non ostenterà più la sua diversità. Ora è omologato.

Il personaggio lascerà il posto all’allenatore e qui ci divertiremo. La condivisione, di cui ha parlato nel primo giorno juventino, è un concetto già espresso e usato. Anche a Empoli partì con un modulo che non convinceva: “Vidi la squadra che non sorrideva e cambiammo”. La sistemò col rombo, la stessa impostazione con cui ha iniziato a Napoli, ma anche in quel caso la squadra non sorrideva e passò al 4-3-3. La sua forza di convinzione è pari alla forza di farsi convincere. Sarà col gioco, dunque col lavoro da professionista, che dovrà cancellare il personaggio anti-juventino. Col gioco e con i risultati: oggi i detrattori bianconeri di Allegri si sentono soddisfatti, ma lo saranno davvero se Sarri vincerà giocando bene.

Comunque sia, Maurizio va ringraziato. La sua scelta rilancerà la Serie A. La renderà più interessante, più viva, la arricchirà di sfide personali e di sfide incrociate, con Conte e l’Inter, col Napoli e Ancelotti. Ci farà parlare di gioco. E di risultati.