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Vinta, per la seconda volta, la battaglia più difficile da giocare. Altro che campo e pallone, di mezzo c’era soprattutto la vita. Bene preziosissimo al quale Francesco Acerbi, difensore del Sassuolo, si è aggrappato con tutte le sue forze. E con un coraggio da leone, ha risteso al tappeto quel brutto male che aveva messo a repentaglio carriera e non solo.

Un anno dopo la formazione tumorale all’uro-genitale, più comunemente definito come cancro ai testicoli, e quasi otto mesi dopo la ricaduta, manifestatasi con la positività alla gonadotropina emersa in coda al test antidoping del 1 dicembre 2013 (dopo Cagliari-Sassuolo 2-2), “Ace” come lo chiamano amici e compagni, ha ritrovato il sorriso sulle labbra. 

Gioisce Acerbi e lo fa anche il Sassuolo, che mai ha fatto mancare il proprio apporto. L’idoneità sportiva, ottenuta nella giornata di lunedì, per poter disputare gare ufficiali, premia ancor prima l’uomo che il calciatore. Messo in tasca il lasciapassare per  riassaporare il gusto di partire che contano, Acerbi passa ai ringraziamenti.

Rivolti a chi gli è stato vicino nel corso di questa lunghissima battaglia. Dai tifosi del Mapei Stadium alla gente comune che anche con una carezza gli ha mostrato estrema vicinanza. Le motivazioni non gli mancavano e non gli mancano, e nemmeno le ambizioni. Tanto che la Nazionale, come dichiarato dallo stesso, è un obiettivo che punta senza nascondersi troppo.