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 Voglio raccontarvi un fatto marginale di Sassuolo-Torino (3-3). Dopo il gol di Ciccio Caputo realizzato a cinque minuti dal termine del tempo regolamentare, i neroverdi, che erano stati sotto di due lunghezze (come a Bologna), giustamente sono corsi a festeggiare assieme al loro bomber (fin lì non pervenuto) il difficile pareggio. La gioia era tanta attorno a Ciccio, e comprensibile. Lo abbracciavano Locatelli, Boga, Bourabia, Rogerio… la fotografia di un Sassuolo che non ci sta, non molla più. Nel frattempo però, fuori inquadratura, qualcuno era scattato verso la porta, aveva raccolto il pallone nel sacco e lo stava riportando velocemente a centrocampo. Non era un giocatore del Torino, era Filip Djuricic. Quel Djuricic poco prima autore di un gol di tacco e di un assist. Djuricic che evidentemente non vedeva nel pareggio un traguardo. Che mentalmente si era già spinto oltre, oltre a quel legittimo appagamento.
 
C’è qualcosa di diverso in questo giocatore. Sembra essersi sbloccato nel post lockdown, il contrario di quanto è successo a Ilicic, altro fantasista che invece ne ha sofferto. Il serbo sta vivendo una sorta di maturazione improvvisa e accelerata. Il suo talento ha finalmente ritrovato lo scivolo. A 28 anni è all’apice della forma psicofisica, si sente apprezzato, si sente capito, e ricambia con la qualità intrinseca delle sue giocate e soprattutto con questo nuovo ardore. Questo nuovo invasamento che è il corrispettivo temperamentale dell’ispirazione tecnica. Djuricic ora ha tutto per essere completo, e quindi decisivo.
 
Siamo solo alla quinta giornata e ha già segnato 3 gol. L’anno scorso ha fatto il suo record in Serie A (5 reti, 6 assist), ma adesso sembra proiettato a un obiettivo ulteriore. Tornare ad essere quel giocatore da 7/10 gol che è stato in Olanda, in Eredivisie, quando si fece notare con l’Heerenveen tra il 2011 e il 2013. Tesi, antitesi, sintesi. Dopo essersi negato, il suo talento ritorna alla luce rafforzato, a un grado superiore di efficacia e bellezza.
 
In settimana Filip aveva concesso un’intervista a Tuttosport, nella quale accostava il Sassuolo al modello Atalanta, parlando addirittura di Champions. Forse ha capito. Ha capito che moltissimo dipende da lui. Esplodesse ‘tardi’ come il Papu, e come il Papu diventasse una bandiera (con le dovute differenze), sarebbe stupendo, un esempio per tutti. D’altra parte il nuovo calcio sembra andare proprio in questa direzione. Sentirsi, pensarsi in una big potenziale, non più ambire individualmente a una big. È un calcio più virtuoso, il calcio dei sognatori.