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Contro l'Udinese era difficile. Ci aveva avvisato Di Francesco in settimana, dicendo che sarebbe stata una partita complicata, per via del loro potenziale offensivo (vi ricordo che Zapata era l'obiettivo numero uno del Sassuolo, questa estate). E poi il cambio d'allenatore, i malumori della curva, una classifica che cominciava a preoccupare davvero; tutti ingredienti pericolosi che il tecnico neroverde temeva e prevedeva.

Così, nel pre-partita, mentre nello spogliatoio del Sassuolo indossavano le solite divise e gli scarpini, nello spogliatoio dei friulani si passavano i coltelli da stringere tra i denti. Sordi all'inno di Allevi, i giocatori di De Canio mordevano le lame impazienti, mentre di là dall'arbitro, sempre in riga, le ambizioni sostenute da un settimo posto nascondevano una concentrazione troppo leggera sui volti dei padroni di casa.

Legnate. I bianconeri non avevano solo i coltelli… Nel primo tempo ci hanno menati senza pietà, anche grazie all' arbitraggio discutibilissimo di Di Bello. Come all'8', quando a causa di una spinta, Politano non riesce a chiudere il triangolo con Pellegrini, e perde quel pallone decisivo che Zapata appoggerà facile in rete, al termine della transizione. Chiamarle zebrette, ieri, suonava ironico.
Proprio lungo la corsia di Politano e Vrsaljko, la ferocia di Hallfredsson e Armero. Nel ranking giocatori della partita questi due mastini figurano ai primi posti sotto la voce "falli fatti" (Hallfredsson 6, Armero 4). Ricordo che i "falli fatti" sono soltanto quelli rilevati da un arbitro non troppo lucido. Capiamo da qui la giornata difficile di Politano (nonostante il gol) e di Pellegrini (partito bene, ha subito piano piano la fisicità del suo dirimpettaio fino a soffrirne). Sapete quante palle hanno perso questi due? 12. 7 Politano, 5 Pellegrini.

Se a queste aggiungiamo il peggior primo tempo della stagione di Magnanelli (5 palle perse), più i 12 palloni "regalati" agli avversari da Sansone (6) e Defrel (6), comprendiamo molte cose. La più lampante è che, a centrocampo, l'unico a reggere l'urto è stato Duncan (e poi e poi..). In secondo luogo (e mi fermo qui), che l'obiettivo Europa, le volte che si fa sentire di più, rischia di confonderci le idee, o, peggio, di rammollirci, per un eccesso imprevedibile di vanità. E' allora che finiamo per rincorrere un pareggio contro l'Udinese, una squadra, comunque, nettamente inferiore a noi.

Sbagliare l'approccio senza volerlo sbagliare, questo è il problema. Questi gli scherzetti che fa l'inconscio a chi tenta di sognare sul serio. E fu così che il Milan, nel posticipo, pareggiò con la Lazio, giusto per farci rammaricare un po' di più (con una vittoria saremmo a -1). C'è chi morde il coltello e chi si morde le mani.