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Il 18 maggio 2022 va catalogato come una data storica. Il giorno in cui nel calcio è stato affermato per la prima volta il principio della parità salariale fra uomini e donne. L'esito è stato raggiunto negli Usa, dove la federazione nazionale (US Soccer) ha stipulato con calciatori e calciatrici un accordo sul contratto collettivo che prevede la parità nelle paghe e l'equa distribuzione dei premi. 



L'accordo, che avrà validità fino al 2028, corona una lunga lotta delle calciatrici Usa ma segna anche uno straordinario gesto di condivisione e solidarietà da parte dei colleghi uomini, che senza indugio hanno appoggiato la battaglia delle calciatrici annunciando la disponibilità a rinunciare a parte delle loro (ricche) prerogative pur di affermare un principio di civiltà. Quella promessa è stata mantenuta nel momento di firmare gli accordi. Che prevedono un meccanismo redistributivo in base al quale i premi in denaro aggiudicati alla nazionale maschile e a quella femminile vengono raccolti in un'unica cassa e poi suddivisi in quota paritaria fra i e le componenti delle due nazionali. E poiché, almeno per il momento, i premi destinati alla nazionale maschile sono nettamente superiori rispetto a quelli destinati alla nazionale femminile, si capisce quanto nobile e alto sia il gesto messo in atto dai calciatori della rappresentativa Usa.

Del resto, proprio gli uomini del calcio nazionale devono avere avvertito più di chiunque altro il lato paradossale della questione. Le loro colleghe hanno costruito, nel corso degli ultimi decenni, la rappresentativa nazionale più vincente nella storia del calcio. Numeri ineguagliabili: 4 mondiali, 4 ori olimpici, 8 Coppe Concacaf (corrispondenti ai Campionati Europei). Risultati buoni a azzerare l'ultimo argomento contro la parità salariale: gli insuccessi del calcio femminile rispetto a quello maschile. E invece, nonostante una lista di trionfi così ampia, le donne della nazionale Usa hanno dovuto ingaggiare un lungo conflitto con la federazione. Giunto infine alla soluzione più logica e giusta. Che adesso si spera faccia anche scuola per discipline sportive e altre realtà nazionali.

@pippoevai