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Sconcerti, finora in sei giornate e in 59 partite ci sono state 28 partite con quattro o più gol. Mediamente si gioca bene un po’ ovunque. E’ un bel campionato, non trovi?
«Sì, sono d'accordo. Ci sono bellissime partite, a livello italiano non le abbiamo viste con questa frequenza. Inter-Atalanta è stata bellissima, il derby è stata forse la migliore partita dell'anno. Vale a tutti i livelli. L'Empoli col Bologna ha giocato un grande calcio. Genoa-Verona è stata quasi straordinaria. Avvincente, spettacolare. Insomma, non conta solo la tecnica».

Quali sono i motivi di questa nuova tendenza?
«Si gioca un calcio molto più verticale, è diminuito nettamente il palleggio a metà campo. E poi si gioca per vincere. E’ una novità di rilievo. Per anni - decine di anni - la marcia scudetto era la media inglese, vincere in casa e pareggiare fuori. E’ cambiata la mentalità, ma anche una generazione».

A cosa ti riferisci?
«Agli allenatori, prima di tutto. Ti faccio un solo esempio a me vicino, la Fiorentina. La differenza che c'è tra Iachini e Italiano. Se hai un compito da svolgere prendi Iachini, se ne hai un altro prendi Italiano. Ripeto: è cambiata la mentalità. E poi c’è un altro fattore».

Quale?
«I presidenti americani. Sono tutti fondi o ricchi magnati che hanno investito nello spettacolo. Non hanno un'identità con la squadra, non c'è appartenenza. Sono qui per produrre spettacolo, show business. E quindi gli allenatori si adeguano».
Quanto ha contato - nell’inversione di tendenza - la pandemia?
«Molto. C'è stato un effetto rimbalzo: c'è voglia di dimostrare alla nuova gente che qualcosa è cambiato. La pandemia ci ha insegnato a giocare in trasferta. Si gioca fuori come si gioca in casa. A giocare come prima ci si vergogna un po’ di più. Mazzarri sta facendo giocare il Cagliari con il 4-4-2, sfilandosi dal 3-5-2 di Semplici e da quella che è stato per anni il suo modulo. E Mazzarri è uno dei migliori del passato, ma appartiene a quella scuola lì. Cerca di innovarsi anche lui».

E intanto Mourinho - dopo settimane in cui si è vestito da saggio - ha fatto Mourinho. Ha spostato l'attenzione mediatica sugli errori arbitrali.
«Però aveva ragione. Su Zaniolo il fallo di Hysaj era rigore. Poi ha sorvolato sul rigore che più tardi è stato concesso alla Roma, certo, quello era difficile assegnarlo. Comunque sto diventando un fan di Mourinho, perché è l'unico che ha voglia di parlare con i giornalisti. E’ quasi da intervento legale quello che sta succedendo. C’è un mestiere che sta scomparendo, ormai - non sapendo nulla della vita di squadra e dei giocatori - scambiano le cazzate per notizie. E riempiamo il nostro confronto quotidiano di opinioni. Mourinho mi piace, perché, abbandonando la sala stampa della Lazio dove gli avevano imposto una finta conferenza, ha ribadito di volere il confronto con i giornalisti».

Chiudiamo con il Napoli capolista. Quale pensi sia il merito maggiore di Spalletti?
«Il merito di Spalletti è stato quello di aver usato il gioco più adatto alla squadra che ha. Ha cancellato il palleggio e va a cercare la profondità. Ha una squadra di scattisti, quindi la sfrutta. Ha gente che ti salta l'uomo come Insigne, Politano e Lozano. E ha un grande centravanti che sfrutta la profondità come Osimhen».

Ti piace?
«Molto, ha potenza fisica e velocità. E’ impressionante ed è ancora sconosciuto ai nostri difensori. Vedremo se avrà lo stesso rendimento quando avranno imparato a conoscerlo e a prendergli le misure. Di certo è un gran giocatore».