Ci sono nel Milan problemi di oggi e problemi di domani. Cominciamo dal presente: Seedorf sta facendo un brutto lavoro e non è giusto dia la colpa a chi c’era prima di lui. Seedorf ha bruciato in un mese Honda, Taarabt, l’altra metà di Balotelli e De Jong, una parte di Kakà e Montolivo, sta accendendo la fiamma intorno a Poli, senza aver riassestato in niente la difesa, niente nella squadra. Il Milan non perdeva tre partite consecutive in campionato dall’ottobre del 2006, sette anni e mezzo fa. Non perdeva 11 partite su 28 dal ’97, 17 anni fa. Questi sono fatti e sono tutti sulle spalle di Seedorf. Se può, Seedorf dica quello che pensa, e cioè che il Milan non può essere una buona squadra, è sbagliata a priori, ha un ritmo solo, è sempre destinata a essere troppo corta o troppo lunga, ha pochissimi numeri uno, forse nessuno. Non ha grandi attaccanti, cioè giocatori dal gol facile. Balotelli è il migliore ma balla sui nervi ed è fuori ruolo. In quella posizione molti altri avversari hanno giocatori che segnano di più. Non c’è quasi nessuno nel Milan che abbia una vera differenza dentro, ma tutti sono usati e valutati come se l’avessero. Il dato più importante è che non c’è gioco. Non c'era nell'ultima parte di Allegri, ha finito per dissolversi nell'età di Seedorf. Ma si può avere gioco anche senza grandi giocatori. Il Milan non ce l'ha, questo significa che tra giocatori e allenatore non c'è buon feeling. O gli uni non si capiscono, o l'altro non sa cosa spiegare. Oppure peggio, non si stimano a vicenda e non vogliono incontrarsi.

Seedorf ha tutto per diventare un grande tecnico, ma niente per qualcosa di diverso. Non sarà mai uno buono, uno così così. Ha un concetto di sé che lo porta solo al superlativo. L’artista è un uomo solo, l’arte diventa poi degli altri, se e quando diventa arte. Seedorf è oggi uno che dipinge su una tela, ha dentro di sé l’universo, ma non ha l’anima per raccontarlo. È chiuso dalla sua intelligenza, non stima i calciatori. Ma così non c’è gioco, non c’è corsa, non c’è forza, non c’è partita, non c’è anima. Il calcio è infantile, quasi animale, pretende il rischio di saper ridere di sé. Cruijff ha perso letteralmente il cuore per affermare le sue idee. Mourinho ha accettato di essere solo contro tutti. Rocco dopo le partite, si prendeva l’ultima doccia dello spogliatoio e si lavava insieme agli altri per sentire semi clandestino cosa dicevano di lui i giocatori. I Grandi rischiano se stessi, Seedorf ama gli sia riconosciuta la differenza a priori. Non è vanità, è un limite, non sa andare oltre. La squadra è ingiudicabile, non esiste. Singolarmente tutti sono da grande squadra. Nessuno riesce però a metterli insieme. E il giorno in cui saranno squadra, bisognerà capire di che tipo: prima fascia? Seconda, terza?
C’è poi il problema di domani. Nessuno sa cosa sia Barbara Berlusconi, non è chiara la sua valenza, ma è chiaro che rappresenta l’ultima possibilità di futuro se i soldi del padre passano attraverso di lei. Perché questo è il fondo di tutti i problemi, l’eccesso che non c’è più. Il Milan è ancora una società ricca, ma si è normalizzata. È come gli altri. E a che serve un Milan normale? Quale diventa la sua diversità, il suo diritto a essere migliore? Non si può attaccare un allenatore dietro l'altro mantenendo una società divisa. Chi è Galliani lo sappiamo. Ora è tempo che Barbara dimostri vhi è a sua volta, dove sta il suo vantaggio, cosa può fare per il Milan, che idee ha di società. Il respiro a metà toglie aria a tutti.


Mario Sconcerti per il Corriere della Sera