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Sconcerti: 'Mazzarri si infuria quando sente dire Mancini che questa Inter non è la sua squadra'

Sconcerti: 'Mazzarri si infuria quando sente dire Mancini che questa Inter non è la sua squadra'

Al Corriere della Sera il giornalista Mario Sconcerti ha parlato di Walter Mazzarri, allenatore esonerato dall'Inter lo scorso novembre, che da allora non ha mai praticamente più rilasciato dichiarazioni, sparendo quasi del tutto dalla circolazione dal punto di vista mediatico. 

STUDIA LE LINGUE - Sconcerti rivela cosa faccia andare su tutte le furie il tecnico toscano: "Se c’è una cosa che, mi dicono, faccia arrabbiare Mazzarri è quando Mancini afferma che questa squadra non è la sua, di Mancini. Credo siano tanti i rimpianti di un tecnico che non è un eroe, è sotto un ricco contratto e può vivere, viaggiare e continuare a studiare calcio stipendiato dall’Inter, ma che ha avuto un suo percorso professionale molto importante bruciato in poche settimane. I rimpianti principali sono quelli di sentirsi dire che non era da Inter. Essere fischiato e contestato quando faceva più di quanto la squadra faccia oggi, come fosse un dilettante allo sbaraglio. E' possibile gli venga un soprassalto di bile quando sente Mancini, a cui sono stati acquistati 5 giocatori importanti, dire che questa è la squadra di Mazzarri. Mazzarri aveva chiesto Luiz Gustavo. Lo aveva detto anche a Thohir. Prendetemi sette giocatori forti e si può puntare al secondo/terzo posto. Ora dicono stia studiando l’inglese e sappia ormai farsi capire in spagnolo". 

OSSERVO' MANCINI - Sconcerti prosegue svelando un particolare aneddoto: "Quando Mancini era al Manchester City, Mazzarri mandò i suoi osservatori a vedere gli allenamenti come da prassi con tutti i grandi club. Mi dicono che i risultati furono deludenti. Non per Mancini, ma alla fine gli osservatori dissero che c’era poco da imparare. Capita. Ognuno ha difficoltà a mettere in discussione la propria scienza. Ma fu così. In sostanza Mazzarri pensava di riuscire con l’allenamento e l’intensità a eludere la mancanza di qualità della squadra. Che i risultati siano stati deludenti è un altro cruccio di Mazzarri perché a lui non era stato promesso niente. Gli dissero: prendiamo Osvaldo perché ce lo danno per niente. Un ex giocatore di Mazzarri telefonò al tecnico dicendogli di non farlo perché era uno spacca spogliatoio. A Mazzarri piaceva Osvaldo, provò a parlarci, qualcosa ottenne. Ma era la sola cosa che passava il convento". 

QUANTA RABBIA - Un'altra questione che porta Mazzarri ad andare su tutte le furie è quando gli si dice che non conosce abbastanza i giocatori stranieri: "Ma l’Inter, arrivata quinta l’anno prima, non aveva bisogno di scoperte, ma di grandi giocatori per fare l’ultimo salto di qualità. Si dice che una volta Mazzarri abbia gridato che il mercato dell’Inter deve farlo un imbecille, non un esperto. Cioè uno che va su nomi sicuri. E li compra. Non serve la scienza, solo la conoscenza. E' vero, non conosceva M’Vila, ma era l’unico? Mazzarri pensava che se togli Cambiasso devi prendere Luiz Gustavo, non M’Vila. Altrimenti non c’è crescita. Aveva aggiunto due nomi: Jovetic e Lamela. Non credo sarebbero bastati, ma era un mercato semplice, di nomi lineari, rendimento prevedibile. Il tipo di crescita che cercava Mazzarri". 

SUL FUTURO - "Sta studiando, per andarsene. Non è uno da interprete, deve poter parlare la lingua dei giocatori. E in Italia ha difficoltà a vedersi nuovamente. L’ideale sarebbe una squadra spagnola. Mazzarri in questo momento non ama l’Italia. Solo semmai qualcuno a campionato in corso dovesse avere bisogno di lui. Per allenare la squadra di un altro. Perché è questo che adesso gli sembra convenga dire". 
 

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