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Arriva un pareggio sofferto, quasi insperato dopo il raddoppio di Caceres, che manda via i brutti pensieri ed esalta la solidità di questo gruppo che, dopo sedici gare, si trova ancora a stagnare al limite della zona rossa, ma con la consapevolezza di poterne uscire. Una consapevolezza condivisa insieme a molti tifosi, che non smettono mai di sostenere questi ragazzi, e dirigenti, i quali rinnovano la fiducia al mister, anche nel caso fosse arrivata una sconfitta. Ferrara c’è, la Spal c’è, ha bisogno di perfezionare tanti aspetti, dalla precisione in impostazione alla cattiveria sotto rete, eppure i cinque minuti finali di questo importante scontro salvezza hanno fatto capire che nessuno vuole fare un passo indietro.

Ora bisogna essere uniti e andare dritti verso un solo obiettivo: la salvezza. La Ovest ha urlato a gran voce di onorare i colori e di volere gente che lotta a difendere la maglia biancoazzurra, ma sullo 0-2 scaligero a lasciare il “Mazza” è stato qualche tifoso arrabbiato e non di certo i ragazzi in campo. Ad abbandonare il rettangolo di gioco, per scelta di Semplici, è stato Marco Borriello. Ecco la nota dolente. Il bomber campano ha giocato un’ora di gara provando a fare il più possibile, con risultati poco esaltanti, sfiorando la rete di testa e cercando di collaborare con il compagno di reparto. E’ un grande professionista, sicuramente altalenante per quanto riguarda i gol fatti, ma a 35anni non è semplice stravolgere ancora una volta la propria carriera e rimettersi in gioco. Borriello è arrivato a Ferrara dopo aver chiuso una stagione strepitosa a Cagliari e ha deciso di giocarsi la serie A con la maglia estense. Ora come ora non sembra trovarsi nei meccanismi dell’attacco, sembra soffrire la somiglianza tattica con Paloschi e, cosa che il pubblico non digerisce, sembra avere le gambe pesanti. Il mister lo difende dai fischi e dalle critiche e ricorda a tutti che Marco è un giocatore della Spal e come tale va sostenuto, soprattutto nelle difficoltà.
Prima di poter giudicare i ragazzi bisogna passare da lui, Leonardo Semplici. L’assurdità non sta tanto nel fischiare un atleta che non è riuscito a soddisfare i nostri palati, quanto nel poter mettere in discussione uno degli allenatori più longevi della storia spallina. Il “toscanaccio”, al suo terzo anno sulla panchina, è entrato di diritto nella storia secolare di questa società e vuole restarci con la permanenza nel massimo campionato. Per raggiungere l’obiettivo bisogna lavorare giorno dopo giorno, ricorda quotidianamente, e bisogna trovare la quadratura. Ieri il suo 3-5-2 certificato è sembrato traballare sulla velocità di Romulo e Verde, ma con il 4-3-3 finale è arrivato un punto tanto bello quanto sofferto. Ora testa al Benevento, cenerentola del campionato è vero, ma che tra le mura amiche può sempre trovare la forza per reagire e giocarsi a viso aperto l’incontro. Aspettando domenica, però, non bisogna iniziare a cercare i colpevoli, nessuna caccia alle streghe perché tra 6 giorni le “streghe” vanno sconfitte.