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E’ vero, la Roma ha dominato la gara e non è dall’Olimpico che devono uscire i punti per raggiungere la salvezza. Però così fa male. Giocare una partita così complessa in 10 contro 11 per ottanta minuti è davvero difficile, quasi impossibile, se poi ci metti un secondo gol preso in dubbia posizione di fuorigioco, allora diventa davvero utopico. I ragazzi in campo hanno dato tutto quello che avevano, Gomis si è superato in più di un’occasione per non prendere un’imbarcata immeritata e Viviani al secondo rigore, dovuto ripetere per un’invasione in area, è riuscito anche a realizzare il gol della bandiera. Una gara condizionata dall'arbitro? Beh, a me sembra diverso il discorso.

Il primo episodio da discutere arriva all’11esimo del primo tempo. Nonostante la decisione dell’arbitro sia stata ferma e puntuale nell’ammonire Felipe, arriva il silent check degli arbitri VAR che richiamano l’attenzione del direttore di gara per rivedere quanto deciso. Schermo a bordo campo per Abisso che consulta ed espelle Felipe. Ritratta quanto pensato a velocità normale e condiziona una gara intera, quando non ci sarebbe stato sicuramente niente di strano nel proseguire con il difensore spallino ammonito. Va bene, l’arbitro non deve pensare allo spettacolo, se viene ritenuta occasione da gol è rosso, a prescindere dal minuto e dalla differenza tecnica delle due compagini. Le perplessità però aumentano al raddoppio giallorosso. Sul tiro di Pellegrini, la posizione di partenza di El Shaarawy, seppur di qualche millimetro, è di fuorigioco. Il discorso diventa interessante quando il silent check convalida la rete di Strootman senza permettere ad Abisso di rivedere le immagini. Quindi: nel primo caso una decisione presa dal direttore di gara, ovvero quella di ammonire, viene richiamata alla sua attenzione, influenzandone il giudizio e portandolo all’espulsione; nel secondo, un gol su sospetta posizione di offside viene lasciato solo agli arbitri VAR e A-VAR, senza permettere a chi è in campo di verificare se la scelta fosse corretta. E’ qui che non capisco l’utilità di questo sistema.
A fine gara la società estense decide di restare in silenzio, la rabbia è troppa. L’unico che si presenta davanti ai microfoni è il ds Vagnati che non si risparmia nel commentare quanto visto sul rettangolo di gioco: “vogliamo lo stesso trattamento degli altri, perché se dobbiamo retrocedere per i nostri errori ci sto, ma per errori arbitrali non mi va bene!”. Il pensiero è breve, ma riassume perfettamente l’umore di un popolo intero. Una città che ancora una volta si è spostata per seguire la sua squadra di calcio, una tifoseria ferita non solo per quanto accaduto in campo. Prima della gara, infatti, è stato vietato l’ingresso nel settore ospiti del bandierone con il volto di Federico Aldrovandi, da sempre presente nella curva Ovest. Un ulteriore episodio, forse il più clamoroso nei confronti di chi segue la Spal ovunque, che lascia tutti nel silenzio più assoluto.